Bollettino quotidiano

Covid, Zaia: “Il futuro? Un punto interrogativo” | + 3607 positivi | Dati del 5 dicembre 2020

Il Governatore Zaia: "Per Natale, come regalo, vorrei vedere le curve abbassarsi".

Covid, Zaia: “Il futuro? Un punto interrogativo” | + 3607 positivi | Dati del 5 dicembre 2020
Cronaca Venezia, 05 Dicembre 2020 ore 13:01

L’appello del Governatore Luca Zaia: “Evitiamo gli assembramenti. Siamo nella parte apicale della curva ma ancora non si sta piegando verso il basso. E il Veneto ha ancora l’indice Rt più alto a livello nazionale”.

Covid Zaia, tra preoccupazioni e appelli

Prima della maratona natalizia è il momento di fare il punto della situazione e di capire, con la massima attenzione, quali potranno essere le azioni da evitare nei prossimi giorni per evitare la ripresa della curva. Ne ha parlato il Governatore Luca Zaia nel quotidiano bollettino.

“I prossimi fine settimana rischiano di produrre delle criticità – ha spiegato – Perché quello che arriva è un weekend lungo anche per lo shopping. Le masse in movimento, le fiumane che vediamo verso le zone montane o verso i centri cittadini ci portano ancora una volta a essere primi in Italia per indice Rt: 1.11. Cala ma troppo lentamente”.

E’ pur vero che l’indice Rt in Veneto è anche condizionato dall’elevato numero di tamponi effettuati. Basti ricordare che in Veneto il contact tracing raggiunge l’80 per cento. Ma il tema centrale resta comunque l’assembramento.

La mancanza di distanziamento fa la parte del leone – ha continuato – Siamo fortemente preoccupati, ci aspetteremmo a questo punto curve in discesa. E invece ancora non le vediamo. Non esiste alcun alibi. Non si può dare la colpa al fatto che siamo in zona gialla, sarebbe come attribuire responsabilità a un papà per aver dato dei soldi a un figlio, che poi li avrebbe spesi per comprare la droga. La pressione, al momento si sente molto negli ospedali. Diamoci una mano. Altrimenti il futuro sarà un punto di domanda“.

Il bollettino quotidiano

Il totale di tamponi molecolari in Veneto ha toccato quota 2870960, oltre 16mila rispetto a ieri, mentre quello dei rapidi è arrivato a soglia 1128467. In questo modo sono stati individuati 3607 positivi in più, pari al 6,93 per cento sul totale dei tamponi. I positivi attualmente sono 74mila e 958. Il totale dei ricoverati Covid contano 3059 soggetti, 340 dei quali in terapia intensiva, più tre nell’arco delle 24 ore. 108 i morti che portano il dato complessivo a 4173. 92 i dimessi.

Da una settimana a questa parte occupazione negli ospedali è stabile. E questo non vuol dire che si possa festeggiare. Perché in effetti quello che rende stabile il dato è il rapporto tra chi esce e chi entra.

“Dai 330 ai 340 letti sono occupati per pazienti Covid – ha spiegato il dottor Rosi nel corso della conferenza stampa – 20 e 25 al giorno entrano in terapia intensiva. La stessa cifra di persone esce. E’ un afflusso critico. Un lavoro gravoso per medici e operatori sanitari, perché quelli da curare sono pazienti molto complessi che richiedono assistenza.

Percentuali fisse: ogni 200 persone positive uno finisce in terapia intensiva. Un dato stabile. Se oggi abbiamo avuto 3600 positivi, 14 entrano nei prossimi giorni in terapia intensiva. Così come un centinaio di persone finiscono ricoverate non in Ti. Quadro clinico estremamente grave per i pazienti che finiscono in terapia.
Nel mese di novembre: 50 per cento delle persone che entrano in Ti muore.

Pazienti rimangono a lungo in terapia intensiva: pazienti meno gravi 15 giorni, con grave delibitazione. Quelli che muoiono ci sono stati 20 giorni. Letti sono persone, che entrano, soffrono e spesso muoiono. Ridurre il numero di positivi serve per abbassare anche il numero delle terapie intensive. Metà dei pazienti ha più di 70 anni, altra metà gente di 40, 50 e 60. Mortalità è elevata anche nei 50enni e 60enni. A marzo mortalità simile.

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