L'allarme

Aviaria in Veneto, uccelli positivi al virus altamente patogeno

Senza comportamenti responsabili si rischia di dover abbattere milioni di animali. E c'è anche la possibilità di essere infettati.

Aviaria in Veneto, uccelli positivi al virus altamente patogeno
Cronaca Venezia, 04 Dicembre 2020 ore 15:33

Aviaria in Veneto, appello di Zanoni (PD): “Consegnare i volatili malati o morti alle Asl e massima attenzione all’igiene per evitare la diffusione del contagio”.

Aviaria in Veneto

Non solo Covid. C’è anche lo spettro dell’aviaria. Come se non bastasse, infatti, in piena seconda ondata di coronavirus, il Veneto è pure alle prese con un altro problema: la diffusione tra gli uccelli del virus dell’aviaria, una malattia infettiva contagiosa altamente diffusiva, dovuta a un virus influenzale che colpisce diverse specie di uccelli selvatici e domestici, con sintomi che possono essere inapparenti o lievi, oppure gravi e sistemici con interessamento degli apparati respiratorio, digerente e nervoso e alta mortalità. Un virus che può trasmettersi agli umani.

Sulla vicenda, che ormai è di dominio pubblico, è intervenuto il Consigliere regionale in quota Partito democratico, Andrea Zanoni, per chiedere l’applicazione di tutte le misure di prevenzione a disposizione per evitare che i casi di contagio aumentino.

Ecco la situazione attuale in Veneto

“Dobbiamo scongiurare la diffusione di focolai di aviaria, visti i casi registrati anche in Veneto nelle scorse settimane – ha dichiarato – Invito perciò tutti e in particolare i volontari delle associazioni di tutela degli animali, qualora dovessero rinvenire volatili malati o morti, a maneggiarli con la massima attenzione, avere un’accorata igiene personale e consegnarli alle Asl, già allertate in merito, affinché possano analizzarli e verificare la presenza del virus anche tramite l’Istituto Zooprofilattico”.

Un vero e proprio appello quello del Consigliere Zanoni, che poi ha aggiunto:

“Nei giorni scorsi, il Centro di referenza nazionale per l’influenza aviaria, ha comunicato che alcuni uccelli cacciati nelle lagune veneziane e nel Delta del Po sono risultati positivi a due sottotipi del virus, entrambi ad alta patogenicità HPAI: l’H5N8 e l’H5”.

Da ottobre focolai in uccelli selvatici e domestici sono stati invece confermati in Olanda, Germania, Danimarca, Svezia, Belgio, Francia e Croazia, portando a misure di prevenzione sempre più stringenti.

Il Veneto è particolarmente a rischio

“Il Veneto è un’area particolarmente a rischio perché si trova in corrispondenza delle principali rotte migratorie stagionali dell’avifauna selvatica, soprattutto nell’area del Delta e del Garda; infatti la Regione ha vietato l’uso di richiami vivi nella caccia agli acquatici.

Lo scorso 26 novembre il ministero della Salute ha emanato un provvedimento in cui oltre ad alcuni divieti e restrizioni, come il ripopolamento di fagiani, starne e quaglie, si chiede elevare il sistema di ‘early warning’, segnalando alle autorità sanitarie competenti qualsiasi evento che possa indurre un sospetto di influenza aviaria e ampliando le attività di sorveglianza: in caso di ritrovamento di uccelli ammalati o morti, appartenenti a qualsiasi specie, anche di allevamento, occorre portarli alle Ulss competenti, perché devono essere effettuati i test per il virus dell’aviaria.

Un altro aspetto richiamato dal ministero riguarda le misure di biosicurezza personali, rivolte ai cacciatori: cambio vestiario e calzature oltre all’accurata igiene personale al rientro dall’attività venatoria. Ognuno faccia la propria parte e presti la massima attenzione al proprio comportamento – l’invito del consigliere democratico – Dobbiamo assolutamente evitare il rischio che l’infezione si diffonda, altrimenti potrebbero scattare misure tali da costringere all’abbattimento milioni di animali di allevamento e potrebbero contagiarsi anche dei cittadini venuti a contatto con gli animali infetti”.

Qui la situazione epidemiologica nella Regione.

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