Basta temporeggiare!

Zaia: niente scuse ma “schei”. L’Europa deve rispondere.

Il presidente esprime la sua preoccupazione per la situazione economica: è il momento di agire.

Venezia, 02 Aprile 2020 ore 14:03

Non è finita perché il numero di contagiati è ancora troppo alto: bisogna continuare a chiedere sacrifici fino a Pasqua e probabilmente oltre.

Un focus sulle scuole

La scuola non è competenza della Regione: il presidente, con questi numeri di positività è mortalità (basti pensare ai 500 deceduti dall’inizio dell’emergenza) portare masse di ragazzi dentro gli edifici scolastici è rischioso. Si cercherà di capire più avanti come agire ma fino a Pasqua la partita è chiusa, come predisposto del resto anche dal Governo.

La situazione economica

Si sta pensando di predisporre un piano di riapertura delle aziende ma bisogna scongiurare “l’effetto Hong Kong”: chiudere le terapie intensive e aprire le aziende vuol dire rimettere tutti in quarantena subito. Sarebbe un trauma aprire i posti di lavoro per poi rinchiudersi in casa. La stagione ci sta aiutando, dato che le temperature si stanno alzando, ma non si può ancora cantare vittoria. Tanta preoccupazione per le imprese: il Pil in Veneto è di 150 miliardi di euro annui, quindi 13 miliardi al mese che un fermo simile ha fatto inevitabilmente perdere. Dice il presidente:

Se l’Europa non interviene oggi, non serve a nulla 

Restando chiuse, le aziende non fatturano e non producono. Il rischio è quello di lasciare i mercati liberi ad altri: vero è che il mondo è in pandemia ma alcuni sono più sostenuti di noi, come la già citata Germania.  Intanto, è stato dichiarato lo stato di crisi per l’agricoltura veneta: in questo modo, sarà possibile avere accesso al Fondo di Solidarietà Nazionale. In un colorito dialetto, il presidente sottolinea che non è più il momento dei video solidali e delle scuse: l’Europa deve mandare dei finanziamenti, “schei” con cui rimpinguare le casse.

La patente per chi ha sviluppato gli anticorpi

Avevamo già parlato della proposta di Zaia per avere una patente da concedere a coloro che hanno già sviluppato gli anticorpi e permettere loro di tornare al lavoro.
Oggi si torna sulla questione. La proposta è di fare un forum con degli scienziati per capire se può essere un’idea valida o meno. Non si cercano le “luci della ribalta” ma bisogna capire con la comunità scientifica se è il caso di attivare un simile progetto, senza tirare in mezzo la politica.

Il record dei tamponi

A chi chiede perché il Veneto abbia deciso di effettuare così tanti tamponi, Zaia spiega che ogni regione ha una sua storia medica. Il Dipartimento di Prevenzione del Veneto ha permesso di strutturare il sistema tampone – isolamento. E’ stato proprio Zaia a richiedere i primi 3000 tamponi, dopo che erano stati segnalati i primi due contagiati. Così sono stati trovati 66 positivi che non conoscevano i primi due contagiati. Isolati questi soggetti, l’Università di Padova ha fatto dei test e si è notato che a fine quarantena i contagiati erano 6: questa è stata la prova che isolare funziona.

 

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