IL PARADOSSO

Meno ristori in area gialla, gli albergatori di Venezia in crisi: “Per noi meglio essere in zona rossa”

Ciò che la categoria chiede è di rivedere le misure di sostegno per le imprese, ponendo attenzione alle città d'arte.

Meno ristori in area gialla, gli albergatori di Venezia in crisi: “Per noi meglio essere in zona rossa”
Venezia, 21 Novembre 2020 ore 09:43

Se le località di mare o di montagna sono riuscite a risollevarsi in parte nei mesi estivi, le città d’arte stanno soffrendo praticamente da un anno. E alcune di queste, come Venezia, non stanno lavorando nonostante si trovi in una zona gialla. La categoria del settore turistico è sulle barricate e chiede interventi mirati.

Albergatori sulle barricate

Mentre il Veneto gode (parzialmente) delle misure meno aspre rispetto ad altre regioni italiane (legate al contenimento della pandemia), c’è chi, proprio per il fatto di essere in zona gialla, sta soffrendo di più.

Alcune categorie professionali, infatti, non otterranno lo stesso trattamento di sostegno fornito dal Governo rispetto a chi si trova in zona rossa. Ma proprio a causa della pandemia, alberghi e strutture del settore turistiche, non stanno comunque fatturando per l’assenza di visitatori.

Sembrerebbe un paradosso, eppure è quanto rilevato dagli albergatori veneziani, che con una voce sola hanno chiesto di rivedere le misure per le città d’arte concedendo ristori immediati anche a quelle attività turistiche che si trovano in zona gialla. A Venezia, per esempio, gli alberghi sarebbero quasi tutti chiusi per la mancanza di turisti. Così come lo stesso scenario sarebbe simili anche in altre località d’arte.

La soluzione? Città d’arte zone rosse

Come uscire da questa situazione? Esiste una soluzione per dare respiro alle imprese in difficoltà nelle città d’arte italiane. Una strada potrebbe essere quella di attribuire a queste città la zona rossa, esattamente come si fa con quelle aree geografiche maggiormente in difficoltà.

Al momento la distinzione tra i colori delle regioni viene effettuata sulla base di criteri legati ad aspetti sanitari e non economici.

Ma risulta ormai evidente che i due aspetti siano in un certo senso legati. Come risulta altrettanto evidente che certe categorie professionali, pura avendo in linea teorica, la possibilità di lavorare, poi nel concreto non riescono a fatturare.

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