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La maxi multa al Comitato No Grandi Nav la pagano i sostenitori, anche vip

Già il 25 per cento della cifra addebitata al gruppo per una manifestazione del 2017, è stato pagato.

La maxi multa al Comitato No Grandi Nav la pagano i sostenitori, anche vip
Cronaca Venezia, 12 Marzo 2021 ore 11:40

Maxi sanzione per sette attivisti del Comitato No Grandi Navi, a causa di una manifestazione che si era svolta nel 2017. Ma è già partita una raccolta fondi per aiutare il gruppo a pagare la multa.

Maxi multa al Comitato No Grandi Navi

“Il 4 marzo 7 dei nostri giovani attivisti sono stati accolti con una maxi multa per un totale di 20,000 euro per una manifestazione nel 2017. Abbiamo 30 giorni per pagarla, poi inizieranno i pignoramenti. Sappiamo che in questi tempi non è facile essere generosi, ma abbiamo bisogno dell’aiuto di tutte le persone che negli anni si sono uniti alla nostra battaglia per Venezia”.

Poche righe in cui, praticamente, c’è già scritto tutto: così hanno voluto chiarire la vicenda i referenti del Comitato No Grandi Navi, a pochi giorni dalla notizia, per alcuni di loro, di essere destinatari di una maxi sanzione a causa di una manifestazione che si era svolta nel 2017. L’azione contestata, a quanto pare, sarebbe quella del lancio di alcuni fumogeni in mare all’avvicinamento di una nave.

A questo punto, quindi, per i militanti, visto il conto salato, è stato necessario chiedere una mano ai propri sostenitori. Che, tra le altre cose, possono contare sul supporto di nomi importanti. Vip, insomma, che vanno dal mondo dello spettacolo, alla musica, fino ad alcune star di Hollywood di recente trasferite a Venezia.

Come riporta anche il Corriere della Sera, tra i volti noti che avrebbero dato un sostegno alle battaglie degli attivisti, ci sono attrici come Tilda Swinton, Emma Thompson, ma anche cantanti come Eugenio Finardi e Adriano Celentano, fino al regista Gabriele Muccino che solo due anni prima della manifestazione del 2017 aveva avviato una raccolta firme per fermare le grandi navi a Venezia.

Solo un paio di giorni fa la conferenza stampa

“Ricordiamo che quella manifestazione vedeva musica e parole da un palco galleggiante posto difronte alla riva delle Zattere e molte barche presenti come a tutte le manifestazioni no grandi navi degli ultimi 9 anni. Sappiamo che il momento attuale, le difficoltà date dalla pandemia e dalla crisi economica, rendono difficile la generosità. Ne siamo profondamente consapevoli, ed è per questo che saremo doppiamente grati per qualsiasi contributo.

Le stesse difficoltà sono quelle in cui versano i 7 attivisti colpiti dalle multe: rappresentano l’anima più giovane, generosa, ma economicamente precaria del nostro Comitato. Crediamo però che quello che abbiamo costruito in questi anni sia importante: un modo di pensare a una Venezia diversa, più salubre, più sicura, a misura di residenti“.

I precedenti, la battaglia navale con i fumogeni

Gli attivisti, però, non si sono mai fermati veramente. E dai fatti contestati del 2017, in realtà, ce ne sono state altre di imprese e non tutte avevano nel mirino le grandi navi. Una tra tutte era finita sotto i riflettori della stampa nazionale, anche perché era culminata con una vera e propria “battaglia navale” con tanto di fumogeni: in quell’occasione i militanti protestavano contro il Mose.

Ecco cosa è successo a luglio del 2020

Erano guidati dal Comitato No Grandi Navi gli attivisti che, su una ventina di imbarcazioni, hanno manifestato contro il Mose. L’opera, a detta dei manifestanti, sarebbe non soltanto inutile ma anche dannosa per l’ecosistema lagunare. Nel video, l’azione dei militanti. Ma non sono stati i soli a farsi sentire: anche l’ex sindaco Cacciari e il Codacons sono intervenuti sulla questione…

ACCENDI L’AUDIO E GUARDA IL VIDEO:


 

Il commento del comitato

Così si leggeva sulla pagina Facebook del Comitato No Grandi Navi:

Oggi viene inaugurato il MOSE, un mostro che da quasi trent’anni succhia risorse pubbliche contribuendo alla rovina della città. 8 miliardi di fondi pubblici deviati dalle opere di manutenzione e dai sussidi al welfare sono finiti a ingrossare il portafogli del Consorzio Venezia Nuova. Ci hanno raccontato dopo l’acqua alta del 12 novembre 2019 che il MOSE sarebbe stata l’unica soluzione per salvare Venezia: è una bugia vergognosa! Il MOSE ucciderà la laguna, distruggerà questo ecosistema unico e delicatissimo. La sua inaugurazione non può essere una festa, e noi siamo qui per ribadirlo!”

Sebbene non si trattasse dell’inaugurazione della struttura ma di una prova tecnica (la prima che vede in azione tutte e 78 le paratie artificiali a Malamocco, San Nicolò, Treporti e Chioggia), le ragioni del comitato sembrano chiare: un simile “mostro” va ad alterare l’ecosistema di Venezia e rischia di comprometterne il benessere.

Alcune osservazioni

Sulla questione era intervenuto anche Massimo Cacciari, ex sindaco di Venezia e filosofo:

“Che il Mose sia un bidone, lo dimostrano la sabbia che inceppa i meccanismi, la corrosione delle paratie, la ruggine sulle cerniere, le cozze e le alghe”

Secondo il Codacons, il problema del Mose sarebbe di natura strutturale: trattandosi di paratie mobili, a seguito di forti raffiche di vento o di mare mosso, la struttura potrebbe non funzionare correttamente o, peggio, danneggiarsi.

L’errore, infatti, è quello di non aver mai testato il Mose in condizioni estreme, motivo per cui rimane un’incognita l’effettivo funzionamento della struttura in caso di necessità. Inoltre, si tratta di una struttura che richiede costi di manutenzione notevoli, che andranno a gravare sui cittadini”.

Lo schianto della MSC Opera in laguna

Anche nel mese di aprile si era tornato a parlare di grandi navi. O meglio, dell’impatto (è il caso di dirlo) dei mezzi sulla laguna. Sì, perché proprio in quei giorni una crociera Msc era andata a sbattere contro la banchina nel Canale della Giudecca. E i militanti del Comitato erano tornati a ribadire l’urgenza di deviare il traffico altrove.

Ecco il video dell’incidente

 

Una “tardiva ed errata” esecuzione delle procedure di emergenza per l’avaria al timone: sarebbe questa la causa dell’incidente nel Canale della Giudecca.

Cosa era successo

Tutti ricordano che lo scorso 2 giugno 2019, alle 8.30 del mattino, la nave da Crociera Msc Opera si è scontrata con il battello River Countess, fermo lungo la riva di San Basilio. Grande scalpore per il fatto che aveva non soltanto colpito il mondo intero ma aveva fatto temere che ci potessero essere dei feriti, anche gravi.

La tragedia è stata soltanto sfiorata ma ha lasciato spazio a tante domande. La perdita di rotta da parte dell’ammiraglia di MSC era stata dovuta ad un guasto al generatore che alimenta i pod, ovvero i motori che regolano la direzione dell’imbarcazione. In molti si sono chiesti perché il comandante, Carmine Siviero, non avesse eseguito le procedure di emergenza e, fino ad ora, non c’erano state risposte soddisfacenti.

La parola ai consulenti

I consulenti tecnici della Procura della repubblica di Venezia, dopo ben nove mesi dall’incidente, avevano finalmente fatto la loro deposizione: l’incidente poteva essere evitato, se solo il personale di bordo fosse stato reattivo. Inoltre, pare che i due piloti del porto non siano stati immediatamente informati dell’allarme guasto segnalato dalla sala macchine mentre i piloti dei rimorchiatori avrebbero agito al meglio delle loro possibilità.

 

Nel video, si sente chiaramente il commento di un uomo incredulo che osserva la scena. Si sente distintamente “Xé mati!” (trad. “Sono matti!”): se si considera la prospettiva da cui osserva il commentatore, è facile intuire che si temeva il peggio.

L’intervento del comitato

Il Comitato No Grandi Navi, del resto, lo aveva già segnalato. Sul sito, tra le ragioni che hanno spinto i cittadini già da tempo a chiedere che venisse dirottato il traffico delle navi da crociera da Venezia ad altri porti, spicca: il rischio, sempre negato, di incidenti (perdita di rotta, incendi, fuoriuscite di carburante).

Già l’ 8 giugno 2019 il Comitato aveva organizzato una marcia che, partita da Fondamenta Zattere, era arrivata fino in piazza San Marco. In migliaia si erano uniti con striscioni e megafoni per urlare che no, le grandi navi a Venezia non devono transitare. Si parla comunque di una città fragile e il passaggio di navi che superano le 40.ooo tonnellate comporta inevitabilmente uno sconvolgimento del delicato equilibrio lagunare.

Come si intuisce dai video e dalle relazioni delle autorità, il luogo dell’impatto è quello indicato nella cartina:

 

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