Si riapre

Zaia: si riparte ma le mascherine sono condizione sine qua non

Sembra che tutto sia pronto per ripartire con le attività produttive: il piano di sicurezza della regione è quasi pronto e le aziende sono disponibili al test.

Venezia, 19 Aprile 2020 ore 17:03

 

 

“Ieri pomeriggio c’è stato un primo confronto con le autorità per la ripartenza. Abbiamo sottolineato come la mascherina sia condizione sine qua non per riaprire le aziende: se sono servite per i medici che stanno a stretto contatto con i malati, saranno sicuramente essenziali anche per le aziende.”

Si riparte

Tutto pronto per riaprire il 4 maggio e, forse, addirittura prima. Ad avviare la sperimentazione sono le aziende già aperte perché hanno il codice Ateco previsto e si sono offerte di adottare per prime le linee guide previste dalla regione. “Se si può mettere in sicurezza il cittadino, secondo quanto stabilito dal comitato scientifico, non vedo perché non si possa affrontare il tema della riapertura” continua il presidente Zaia e, in effetti, questo fa ben sperare non solo per l’attività economica, ma anche per i futuri spostamenti.

E’ nord contro sud? O sud contro nord?

Durante la conferenza stampa emerge anche il confronto tra nord e sud, a seguito della dichiarazione del presidente della regione Campania, De Luca, pronto a chiudere i confini della regione. “Speravo ci fosse qualche segnale già in questo limbo che ci separa dal 4 maggio. Dire che i confini regionali non si varcano è impensabile”, dichiara Zaia. Anche se De Luca propone di bloccare gli spostamenti, è impossibile mettere in moto una macchina che permetta di contenere il movimento di una tale massa di gente. Sottolinea Zaia che, al contrario di quanto scritto sui giornali :

non è nord contro sud perché noi in Veneto abbiamo sempre accolto tutti: semmai è sud contro nord

Le elezioni

Ci sono sei regioni e diversi comuni che finiranno il mandato a maggio. Si può prorogare fino ad ottobre o novembre oppure andare al voto il prima possibile, nel rispetto del tema sanitario. L’idea sarebbe andare al voto i primi di luglio: in questo scenario, vuol dire che dopo due mesi dalla ripartenza ci si è già mobilitati. Dedicare la finestra di luglio alle regioni è una scelta intelligente, anche perché OMS ha certificato che ci sarà una seconda ondata di Covid19 a settembre: si andrebbe al voto all’estate successiva e i governatori avrebbero ancora pieni poteri per più di un anno, perché spetta a loro decidere in ambito sanitario, oltre ad avere in mano i bilanci. Sarebbe assurdo votare il 15 settembre: le liste andrebbero presentate la settimana precedente il ferragosto e bisognerebbe iniziare la campagna elettorale proprio il 15 agosto. E’ più facile che a giugno ci siano persone disponibili ad incontrare un candidato, anziché a ferragosto. Deve comunque essere il Governo a decidere.

 

 

 

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