La parola al presidente

Zaia: quasi 2mila ricoverati Covid e 563 morti ma si pensa a nuovo referendum dopo emergenza

Grande preoccupazione per le aziende ma si continua ad insistere con il Governo e con l'Europa.

Venezia, 04 Aprile 2020 ore 14:59

La grande sfida di cui non si parla mai è che la struttura data agli ospedali veneti ha permesso di curare anche 9mila pazienti non Covid.

Proseguono le restrizioni

Rispetto alla riapertura delle aziende, affare che compete al governo, il presidente ha avuto una teleconferenza con palazzo Chigi ieri sera: bisogna ripartire ma serve anche che la riapertura sia validata dal sistema sanitario. Molte imprese sono in difficoltà, come il settore moda che potrebbe perdere la collezione autunnale che verrebbe sostituita da competitors a livello internazionale. Un’idea per la riapertura delle aziende è quella di valutare le fasce d’età dei lavoratori e il numero di dipendenti. A questi si aggiungono i test sierologici che però competono all’ambito scientifico, motivo per cui non si possono ancora fornire dati sulle tempistiche.

I mercati all’aperto e i fioristi

Il presidente interviene sulla questione che riguarda i mercati all’aperto, dato che è stata fatta molta confusione. Questi non sono stati chiusi ma è stato richiesto che venisse effettuata una perimetrazione, che venissero prestabiliti dei punti di accesso e di uscita e che venissero rispettate le norme igieniche imposte (ovvero l’uso di mascherina e guanti). Nulla di strano, quindi, solo un modo per proteggere il più possibile sia i venditori che i clienti. Per quanto riguarda i fioristi, il presidente specifica che questi possono continuare la loro attività ma solo effettuando le consegne a domicilio: non si tratta di un servizio essenziale, quindi il cittadino non può andare ad acquistare ma è possibile continuare a lavorare.

Nuovo referendum dopo l’emergenza?

Si vocifera di un nuovo referendum per l’autonomia del Veneto. Il presidente specifica che verrà chiesto ai veneti se preferiscono essere curati dal Veneto o da Roma e da lì si valuterà come procedere. La politica dei tamponi, ad esempio, tanto criticata inizialmente, si è già rivelata la migliore ed è stata copiata a livello mondiale: sarebbe già questa la risposta di un sistema che funziona.

La situazione nelle case di riposo

Proseguono i tamponi a tappeto nelle strutture per gli anziani: il problema è che mancano i reagenti, il che sta portando a dei ritardi e ad un intervento più lento del previsto. Nel complesso, sono stati già fatti i controlli nel 40% delle strutture. Ogni azienda ha delle unità mobili con geriatri e infettivologi che vanno nelle singole case di riposo per capire se sono stati isolati i pazienti positivi, se gli operatori operano in sicurezza e quali misure bisogna adottare. Si sta pensando di mettere i positivi in un un’unica struttura e di spostare i negativi in altre case di riposo ma bisogna prima capire i numeri.

 

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