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L’App Immuni: l’unico modo per ripartire in sicurezza. Lo dice anche Zaia

Pare che l'alternativa all'App Immuni sia prorogare ulteriormente la chiusura: ecco perché il presidente Zaia in conferenza stampa si dichiara favorevole all'utilizzo di questo sistema.

L’App Immuni: l’unico modo per ripartire in sicurezza. Lo dice anche Zaia
Venezia, 21 Aprile 2020 ore 15:53

Durante la conferenza stampa odierna, Luca Zaia ha posto anche la questione sui diversi punti di vista dell’App Immuni che è stata scelta dal Governo  per il contact tracking dei soggetti risultati positivi al virus, nella “Fase 2” dell’emergenza Covid-19.

Immuni: come funziona

Nello specifico, questa applicazione sarà composta di due parti: una che sarà dedicata al contact tracking vero e proprio, tramite il Bluetooth dello smartphone, e l’altra che sarà destinata a ospitare quello che viene definito come “un diario clinico”, in cui l’utente può annotare giorno dopo giorno tutti i dati relativi alle proprie condizioni di salute. Febbre, difficoltà respiratorie o la presenza di altri sintomi compatibili con il Coronavirus possono essere segnalati e monitorati con un semplice tocco. L’app Immuni si basa sulle soluzioni già adottate a Singapore, è compatibile con i sistemi Apple e Google, sfrutta la tecnologia Bluetooth Low Energy (BLE) e mantiene i dati dell’utente sul proprio dispositivo a cui viene assegnato un ID temporaneo che varia spesso e che viene scambiato tramite Bluetooth con i dispositivi vicini: un vero concentrato di sicurezza, pare, che ci permetterebbe di ripartire il prima possibile.

La parola al presidente

A tal proposito Luca Zaia ha spiegato:

“L’applicazione è uno strumento digitale che si scarica e che permette a livello nazionale di tracciare i contatti. Vi faccio un esempio pratico: ci sono due viaggiatori che si incrociano per caso un siciliano e un veneto, il veneto ha la maglietta dei gondolieri, entrambi sono all’autogrill al banco del bar a una distanza inferiore di due metri. Tra i due inizia una conversazione che dura più di 15 minuti, in quel momento le applicazioni dei due telefonini che avranno l’applicazione installata, registrano il contatto. I due poi si salutano e vanno a casa. Finisce che uno dei due diventa  sintomatico e viene ricoverato, i medici in questo caso sanno che nello smartphone c’è l’applicazione, chiedono di poter vedere i contatti del telefonino e scoprono che al bar la persona ha avuto un contatto con un altra. Si contatta quello sano e gli dico ‘vai a fare il tampone nella struttura ospedaliera perché hai avuto un contatto con un positivo’”.

Sarà necessario essere collaborativi e pronti ad installare l’App: in fondo, si tratta di un piccolo aiuto per non rendere vano quanto fatto finora.

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