Gli elettori in Veneto hanno fatto la loro decisione: per i prossimi cinque anni sarà Alberto Stefani ad amministrare la Regione da Palazzo Balbi. Dopo il voto di domenica 23 e lunedì 24 novembre 2025, è ora il momento di scoprire quali saranno i nomi che comporranno la Giunta regionale e quali, invece, si siederanno in Consiglio a Palazzo Ferro Fini.
Dieci assessori, Stefani: “Rispetterò i patti pre-elettorali”
Innanzitutto, come permesso dalla legge, a Palazzo Balbi, sede dell’Esecutivo in Veneto, si passerà da 8 a 10 assessori. Sul tavolo di Stefani nomi di eletti e non eletti.
Nonostante la “rimonta” della Lega alle regionali (36% di preferenze, anche grazie a Zaia, contro il 18% di Fratelli d’Italia) rispetto all’esito finale delle precedenti Politiche ed Europee, il neo-governatore è stato chiaro e non intende andare allo scontro:
“Rispetterò i patti pre-elettorali con gli alleati”.
Sulla base degli accordi, la suddivisione tra gli alleati del Centrodestra dovrebbe essere la seguente: cinque assessorati a Fratelli d’Italia, quattro alla Lega (escluso il ruolo di Presidente) e uno a Forza Italia.
In tal senso, a Fratelli d’Italia dovrebbero spettare i ruoli in Trasporti e lavori pubblici, Agricoltura, Bilancio e Lavoro e istruzione e soprattutto Sanità, tutti assessorati di peso.
Toto nomi
Per queste cariche, il toto nomi vede avanzare Filippo Giacinti, sindaco di Albignasego e più votato dei meloniani.

Ma anche Valeria Mantovan, la rodigina che potrebbe tornare a fare l’assessore.

C’è poi il veneziano Lucas Pavanetto.

Nel bellunese, si fa spazio Dario Bond (unica provincia dove Fratelli ha battuto la Lega).

Nel veronese Massimo Giorgetti.

Sul fronte vicepresidente regionale, il dibattito è aperto: in questo caso, per Fratelli d’Italia, si parla del vicentino Francesco Rucco.

Ma anche del trevigiano Claudio Borgia.

Mentre per la Lega si fanno largo i nomi di Massimo Bitonci, possibile assessore allo sviluppo economico, anche se lui per ora smentisce.

C’è anche Alberto Villanova, zaiano di ferro, per ora secondo dei non eletti.

C’è poi il discorso di Elisa De Berti, già vice presidente e braccio destro di Zaia. Per una sua nomina ad assessore si dovrebbe cambiare la legge con il tetto dei due mandati: una sorta di norma “salva De Berti”, dato che era lei a seguire la partita delicata della holding autostradale veneta.

Infine, per Forza Italia, qualora Flavio Tosi decidesse di mantenere il suo ruolo da europarlamentare a Bruxelles, carica incompatibile con quella di assessore regionale, allora potrebbe emergere un’altra donna, Elisa Venturini.
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Flavio Tosi
Elisa Venturini
Consiglio regionale, il punto su Palazzo Ferro Fini
Per quanto riguarda la composizione di Palazzo Ferro Fini, la 12esima Legislatura veneta prevede 51 consiglieri regionali (tra cui il Presidente Stefani e l’avversario Manildo).
Di questi 51, però, sette sono sindaci, carica elettiva incompatibile con quella di Consigliere regionale.
I primi cittadini, quindi, dovranno dimettersi e indire nuove elezioni: tale circostanza riguarda i Comuni di Albignasego, Monselice e Carmignano di Brenta nel padovano, Ponte di Piave e Silea nel trevigiano, Arzignano nel vicentino e Soave nel veronese, che andranno alle urne il prossimo anno.
C’è poi il capitolo rimpasto. Il sindaco di Padova, Sergio Giordani, dovrà nominare un nuovo vicesindaco perché il suo numero due Andrea Micalizzi è stato eletto in Regione.
Stesso discorso per il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, che perde il suo vice Andrea Tomaello e anche l’assessore Laura Besio.
Rimpasto anche per il sindaco di Treviso, Mario Conte, dato che in Regione va il suo assessore Riccardo Barbisan.
Stesso copione a Preganziol (Treviso) dove l’assessore Paolo Galeano va a Ferro Fini. Rimpasto anche a Montebelluna: eletto in Regione il vicesindaco Claudio Borgia.