Menu
Cerca
Arte

E’ tornata a Venezia l’Annunciazione di Tintoretto, razziata dal gerarca nazista Goering

Sarà l'ospite d'onore per la mostra prevista per celebrare i 1600 anni della città.

E’ tornata a Venezia l’Annunciazione di Tintoretto, razziata dal gerarca nazista Goering
Cultura Venezia, 23 Aprile 2021 ore 10:19

Un lieto ritorno a casa, dopo anni di “trasferta”, per un eccezionale prodotto dell’ingegno e della maestria umana: rientra a Venezia il capolavoro di Tintoretto, l’Annunciazione Grimani.

E’ tornata a Venezia l’Annunciazione di Tintoretto, razziata dal gerarca nazista Goering

Oltre agli orrendi crimini commessi in uno dei periodi più brutti nella storia, i nazisti si sono anche macchiati di ruberie. E tra gli oggetti poi rinvenuti anni dopo, c’erano anche opere d’arte dal valore inestimabile. Una tra tutte, per esempio, il capolavoro di Tintoretto, l’Annunciazione Grimani.

Un’opera straordinaria razziata dal gerarca nazista Goering, su cui anche i più esperti critici d’arte si sono spesi in lunghe e preziose analisi, che ora, e questa è la notizia, è tornata a casa. Sì, dopo più di due secoli l’opera è tornata a Venezia e sarà l’ospite d’eccellenza delle celebrazioni per i 1600 anni della città.

Per il nostro gruppo editoriale Netweek, il ritorno a Venezia dell’Annunciazione è un piacere doppio: prima di tutto per il grande valore che saprà donare alla città, e poi perché proprio a meno di un mese dallo scoppio della pandemia, l’azienda era stata media partner di una mostra da record a Lecco, con protagonista il capolavoro di Tintoretto.

Qualche informazione sull’opera

Info tratte dal sito ufficiale

Il dipinto rappresenta l’Annunciazione a Maria da parte dell’Arcangelo Gabriele. La scena si svolge in una stanza ampia ed elegante, arredata con cura e con una grande finestra a vetri aperta su un paesaggio lontano di montagne.

Si notano in particolare il sontuoso inginocchiatoio di Maria, con un Libro d’Ore appoggiato aperto, la cesta con i panni in primo piano e la seggiolina con il cuscino da ricamo.

L’angelo che scende in volo ha nella sinistra un giglio candido, segno di purezza e al centro in alto la scena è illuminata dalla colomba dello Spirito che scende in volo in un alone di luce abbagliante.

Ignota la commissione originaria del dipinto, sappiamo che verso il 1750 apparteneva al doge Pietro Grimani (in carica dal 1741 al 1752). In quella collezione fu inciso da Pietro Monaco nel 1763 che nella scritta in calce ne indica già esplicitamente l’attribuzione a Jacopo Robusti detto Tintoretto.

Passa poi alla collezione Lechi a Brescia dove si trova intorno alla metà dell’Ottocento, in seguito a Vienna nella collezione Castiglione (1910), da lì in Germania nel 1924 prima a Berlino, poi al Castello di Ramholz (quando diviene con altri dipinti proprietà di Hermann Goering) e infine alla Alte Pinakothek di Monaco.

Venduto dal museo bavarese nel dopoguerra con tutta la ex collezione Goering, il dipinto approda infine in Italia dove viene esposto a Firenze alla Mostra dell’Antiquariato di Palazzo Strozzi del 1967 ed è in seguito battuto in asta nel 1989, passando nell’attuale collezione privata.