Scoperti grazie alle telecamere

Volantini diffamatori contro il clero veneziano, rinviati a giudizio un ex dirigente milanese e un informatico

I fatti risalgono al mese di gennaio del 2019 quando un misterioso Fra.Tino aveva tappezzato Venezia di manifesti in cui si denunciavano corruzioni e malcostume del clero locale.

Volantini diffamatori contro il clero veneziano, rinviati a giudizio un ex dirigente milanese e un informatico
Cronaca Venezia, 24 Luglio 2021 ore 10:21

Sembra la trama di un film d'azione americano. E invece è quanto avvenuto realmente a Venezia solo un paio di anni fa. Gli ingredienti per un successo ai botteghini ci sono tutti: il misterioso frate che tappezza la città di volantini, le denunce di presunte corruzioni e abitudini sessuali del clero, due donne (delle quali una è una contessa), un ex dirigente di una nota azienda, l'Ordine dei Cavalieri di Malta e un prete spretato.

Volantini diffamatori contro il clero veneziano, rinviati a giudizio un ex dirigente milanese e un informatico

Ma procediamo con ordine e mettiamo i tasselli uno di fianco all'altro, per ricostruire la storia davvero incredibile. Tutto è iniziato, come riferisce bene in un recente articolo il Fatto Quotidiano, nel mese di gennaio del 2019 quando un tale che si firmava Fra.Tino aveva riempito ogni angolo di Venezia con dei volantini, nei quali si denunciavano corruzioni e malcostume legati ad alcuni esponenti del clero veneziano.

In quell'occasione fu il Patriarca in persona, Francesco Moraglia a indossare i panni dell'investigatore per smascherare gli autori di tale gesto che nascondeva, tra le altre cose, la presenza di un fantomatico dossier, "farcito" di nomi e cognomi.

Il Patriarca incontrò, dunque, due donne che avevano chiesto espressamente al capo religioso di ridare una chiesa ad un parroco precedentemente rimosso. Più che una richiesta, però, sembrò un ricatto. Ma Moraglia non cadde nella rete. E spinse le due donne a rilevare più dettagli su quel misterioso dossier.

Tutto fu studiato nei minimi dettagli: il Patriarca fece registrare il colloquio con le due donne (una delle due è una nobile) e rimase tutto il tempo in contatto con i Carabinieri.

Da lì in avanti, però, sono stati fatti alcuni passi in avanti nelle indagini. Dal punto di vista giudiziario c'è il rinvio a giudizio di due persone, filmate mentre appendevano i manifesti diffamatori tra Rialto e San Marco: si tratta dell'ex dirigente della Montedison, il milanese 76enne Enrico Di Giorgi, e dell'informatico lombardo Gianluca Buoninconti, 55 anni.

Al centro della campagna diffamatoria c'era il trasferimento (non voluto dai suoi fedeli) di don Alessandro D'Antiga, parroco di San Zulian e San Salvador. Il legame tra il don (ora laico) e i due rinviati a giudizio è di amicizia. A spingere fortemente i vertici del clero a rimuovere D'Antiga, invece, era stato il docente di scienze religiose Alessandro Tamborini il quale, per diverso tempo, aveva accusato il prete di una gestione poco chiara dei beni della parrocchia.

Nel 2018 il prete fu trasferito e gruppi di parrocchiani manifestarono sotto la Curia. Un mese dopo i volantini, due mesi più tardi l'ingresso in scena del patriarca Moraglia, accusato di aver insabbiato gli scandali sessuali degli esponenti del clero.

A quel punto, allora, il Patriarca concede udienza alle due donne, la marchesa Barbara Berlingieri Cicogna Mozzoni (dama dell'Ordine dei Cavalieri di Malta) e Gisella Tommasi di Vignano, moglie di un avvocato. E il tono non pare quello di un ricatto, quanto più di una conversazione per far capire al capo spirituale veneziano il malcontento di alcuni fedeli. Si parla del dossier, certo, ma che non sarebbe in mano alle due donne.