I carabinieri hanno arrestato martedì 6 gennaio 2026 un 40enne residente nel Venezia-Marghera, agente della Polizia locale di Venezia, ritenuto uno dei presunti responsabili dell’omicidio di Sergiu Tarna. La vittima, un barista moldavo di 25 anni, era stata trovata senza vita nelle campagne di Malcontenta di Mira il 31 dicembre 2025, con un colpo d’arma da fuoco alla tempia. Secondo gli investigatori, il 40enne arrestato avrebbe utilizzato la pistola d’ordinanza.
Fermato il presunto killer di Sergiu Tarna
Il trentacinquenne era ricercato da giorni, dopo il delitto avrebbe tentato di lasciare l’Italia e di fuggire in Spagna. Il viaggio si è però interrotto a causa di un guasto all’auto. La telefonata fatta al padre per chiedere denaro per la riparazione ha permesso ai carabinieri, già sulle sue tracce, di localizzarlo.
Il trentacinquenne è stato trovato vicino alla propria abitazione. In passato aveva prestato servizio anche per il Comune di Padova.
Gli inquirenti stanno cercando di chiarire il movente. Il 40enne, che secondo alcune testimonianze avrebbe manifestato in passato tendenze suicide, potrebbe aver avuto attriti pregressi con Tarna. Non viene esclusa la pista legata allo spaccio di stupefacenti né la possibilità che i due si fossero incontrati per un confronto.
Barman ucciso a Mira
Tarna, barman e cameriere, aveva terminato il turno di lavoro la sera del 30 dicembre in un locale di via Lazzari a Mestre. Dopo il turno e si era fermato a bere una birra con un collega in un locale vicino, lo stesso dove avrebbe dovuto lavorare come barman la notte di San Silvestro.

Dopo l’incontro, i due si erano incamminati verso una fermata in via Carducci, dove il 25enne era solito prendere il bus per rientrare a casa. Ma su quel mezzo Tarna non è mai salito.
Secondo gli investigatori, la vittima sarebbe stata attirata con un pretesto, costretta a salire in auto e portata verso l’area tra Fusina e il Vallone Moranzani.

L’autopsia non ha rilevato segni di colluttazione: Tarna sarebbe stato ucciso direttamente con un colpo ravvicinato alla tempia. Non si esclude che ci sia stato un complice.
L’auto ripresa dalle telecamere
L’indagine, diretta dalla Procura della Repubblica di Venezia e sviluppata dal Nucleo Investigativo con metodi tradizionali e tecnici, ha permesso di delineare un quadro indiziario ritenuto solido e grave nei confronti dell’indagato, attualmente sottoposto a misura cautelare.
L’analisi di oltre 200 ore di filmati provenienti da sistemi di videosorveglianza pubblici e privati ha permesso di individuare un veicolo riconducibile al sospettato. L’auto è stata ripresa nella zona del delitto in un intervallo compatibile con l’orario dell’omicidio, avvenuto nella notte del 31 dicembre.
Secondo gli investigatori, il venticinquenne moldavo sarebbe stato costretto a salire su quel mezzo, dopo essere uscito da un bar di Venezia-Chirignago, sotto la minaccia di una pistola, per essere condotto nel luogo in cui è stato poi ucciso.
Ipotesi sul movente
Gli accertamenti orientano verso un possibile movente legato a un contesto criminale connesso al traffico illecito di stupefacenti, ambito nel quale la vittima sarebbe rimasta coinvolta. La pista rimane oggetto di ulteriori approfondimenti.
Dopo l’omicidio, il sospettato avrebbe lasciato l’Italia rifugiandosi temporaneamente in Spagna. Il rientro nel territorio nazionale sarebbe avvenuto nella tarda serata del 5 gennaio.
La notte del 6 gennaio, i militari lo hanno rintracciato nei pressi della sua abitazione, poco distante dal luogo del delitto, dopo una prolungata attività di ricerca nell’area di Venezia-Marghera e nelle zone circostanti.
Concluse le formalità di rito, l’indagato è stato trasferito alla Casa circondariale “Santa Maria Maggiore” di Venezia. La custodia in carcere è stata disposta per esigenze cautelari, considerate le valutazioni sul rischio di reiterazione di condotte violente e sulla pericolosità del soggetto, ancora armato al momento della fuga.
L’indagine prosegue per individuare un eventuale complice.