Questa mattina, mercoledì 18 marzo 2026, i sindacati e i dipendenti del Pam di Mestre si sono riuniti per protestare contro le decisioni prese dall’azienda.
Chiusura Pam in Corso del Popolo a Mestre
I sindacati hanno organizzato questo sciopero perché il Gruppo Pam non avrebbe rispettato gli accordi per la chiusura del supermercato di Corso del Popolo, avvenuta sabato 14 marzo 2026, e il conseguente trasferimento del personale.
Le organizzazioni sindacali parlano di un comportamento scorretto da parte dell’azienda e denunciano l’assenza di confronto preventivo.
Secondo quanto dichiarato nel comunicato congiunto di Filcams CGIL, Fisascat CISL e UILTuCS, le destinazioni sono state comunicate “senza nemmeno un passaggio formale o informale con le organizzazioni sindacali”.
In particolare, gli accordi prevedevano i dipendenti mestrini sarebbero stati trasferiti ad altri punti vendita nella provincia di Venezia, mentre solo alcuni sarebbero andati a Padova o Treviso. Tuttavia, così non è stato, visto che molti dipendenti dipendenti sarebbero stati assegnati a negozi situati a Bologna, Trieste, Lignano Sabbiadoro e Verona.
Il presidio dei dipendenti
Per questo motivo molti dei lavoratori si sono riuniti al di fuori del Pam di Spinea, in via delle Industrie, armati di bandiere e cartelli.
Come ha raccontato una neo-mamma ancora in maternità ai microfoni del Tgr, lei è stata trasferita a Bologna, nonostante abbia 20 anni di lavoro alle spalle e abbia un contratto di lavoro part-time di 24 ore settimanali. Un’altra signora ha invece evidenziato che questa è solo una tecnica per farli rinunciare al posto di lavoro.

Il presidio ha visto diversi dipendenti sventolare le bandiere della Cisl e della Cgil, ma hanno partecipato anche il Segretario Generale Fisascat Cisl Venezia, Nicola Pegoraro, e la Segretaria Generale Filcams Cgil Venezia, Caterina Boato.
Pegoraro ha voluto sottolineare che chiederanno l’intervento dell’unità di crisi della Regione perché con l’azienda non si può parlare. Mentre Boato ha evidenziato che ci sono degli strumenti apposta per affrontare gli esuberi, non come sta facendo il Gruppo Pam.
