Aperto un fascicolo

Tragedia di Salzano, il Pubblico Ministero dispone l’autopsia delle due vittime

I famigliari hanno presentato un esposto, per chiarire se sia stata o meno una fuga di gas a procurare la morte di Marco Milan e Renzo Masiero.

Tragedia di Salzano, il Pubblico Ministero dispone l’autopsia delle due vittime
Cronaca Venezia, 22 Dicembre 2020 ore 15:03

Potrebbe essere stata una fuga di gas, forse dalla stufetta che i due inquilini usavano per scaldarsi, ad aver causato la tragica morte di Marco Milan e Renzo Masiero?

Tragedia di Salzano, i famigliari vogliono fare chiarezza

Quest’oggi, martedì 22 dicembre 2020, il Pubblico Ministero della Procura di Venezia, dott. Massimo Michelozzi, ha conferito formalmente al medico legale dell’Istituto di Medicina Legale di Padova, dott. Guido Viel, l’incarico di effettuare l’autopsia sulle salme delle due vittime trovate senza vita lo scorso 15 dicembre 2020 nell’alloggio in via XXV Aprile assegnato loro dai Servizi Sociali del Comune di Salzano.

L’esame, che sarà effettuato giovedì 24 dicembre, a partire dalle 9, sarà ovviamente determinante per dare le prime risposte sulla causa del decesso: alle operazioni peritali parteciperà anche il dott. Arcangelo Di Nino, come medico legale di parte per i familiari di Milan messo a disposizione da Studio3A-Valore S.p.A., società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini a cui le quattro sorelle e il fratello del quarantottenne, attraverso il responsabile della sede di Dolo, Riccardo Vizzi, si sono affidati per fare piena luce sui fatti.

Aperto un fascicolo contro ignoti

Al riguardo, una delle sorelle di Milan, a nome di tutta la famiglia, sabato ha presentato presso i carabinieri della stazione di Noale, che procedono con le indagini, un esposto indirizzato al Sostituto Procuratore per segnalare una circostanza che potrebbe risultare rilevante nell’ambito dell’inchiesta: il dott. Michielozzi ha aperto un fascicolo, contro ignoti, per l’ipotesi di reato di omicidio colposo.

La donna, dopo essere stata avvisata dalla compagna di Marco che il fratello non rispondeva al telefono, fin da lunedì 14 dicembre con altre sorelle si era recata e aveva bussato all’alloggio di via XXV Aprile, senza ottenere risposte, e aveva chiesto informazioni ai vicini: una in particolare, confermando che non vedeva i due inquilini da diversi giorni, aveva riferito di aver sentito un forte odore di gas provenire dal loro appartamento.

L’autopsia potrà chiarire le cause del decesso

Questa circostanza, unita al fatto che Milan e Masiero avrebbero utilizzato una stufetta per l’appunto a gas per scaldarsi, e visto peraltro che l’impianto di riscaldamento è stato trovato chiuso, potrebbero far pensare a una fuoriuscita, fermo restando che saranno ovviamente i risultati dell’esame autoptico a dover chiarire ogni dubbio.

Sta di fatto che le sorelle di Milan, ulteriormente allarmate da questa testimonianza, hanno chiesto con insistenza al Comune, che aveva le chiavi dell’alloggio, di aprire la porta di casa, e si è arrivati alla macabra scoperta effettuata nella mattinata di martedì 15 dicembre.

I congiunti di Marco Milan hanno anche riferito ai carabinieri che il quarantottenne, per quanto si trovasse in una situazione di disagio economico – era disoccupato e, come tale, seguito dai Servizi Sociali – godeva di buona salute: essendo molto robusto di corporatura, aveva soltanto la pressione un po’ alta, ma la teneva perfettamente sotto controllo con degli appositi medicinali.

I familiari tengono inoltre a precisare che, pur avendo commesso degli errori in gioventù, Milan aveva pagato il suo debito con la giustizia, aveva intrapreso e concluso il suo percorso di recupero ed era assolutamente tranquillo e sereno: non a caso i vicini di casa non si sono mai lamentati di lui né del suo inquilino, con cui andava perfettamente d’accordo, mai una lite, mai un problema.

Ora la famiglia Milan chiede solo di capire cosa sia successo e, nel caso fossero accertate delle responsabilità nella tragedia, che vengono giustamente perseguite.

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