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Presunti abusi sessuali in Seminario, lettera di solidarietà ai due sacerdoti

Violenza sessuale e minacce aggravate sono le ipotesi di reato presenti nell'esposto.

Presunti abusi sessuali in Seminario, lettera di solidarietà ai due sacerdoti
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Lettera di solidarietà con 150 firme allegate ai due sacerdoti chiamati in causa da Gianbruno Cecchin, 48 anni.

Presunti abusi sessuali in Seminario a Treviso, lettera di solidarietà ai due sacerdoti

«Ci sentiamo in dovere di testimoniare che esiste un’altra storia». E’ uno dei passaggi chiave della lettera di solidarietà, con allegate ben 150 firme, nei confronti dei due sacerdoti della diocesi di Treviso chiamati in causa nei giorni scorsi da Gianbruno Cecchin, 48 anni, di Galliera Veneta ma domiciliato a Verona, che è stata resa nota dai vertici della chiesa trevigiana. Le accuse rivolte dall’uomo ai due preti, a 29 anni di distanza, sono quelle di presunti abusi sessuali e minacce, che il 48enne avrebbe subito durante l’anno di frequentazione del seminario di Treviso, all’età di 19 anni. Don Paolo Carnio, attuale guida della parrocchia di San Donà di Piave (Venezia) e don Livio Buso, parroco di San Martino di Lupari (Padova): sono loro i sacerdoti al centro del presunto scandalo. Quest’ultimo si è dichiarato totalmente estraneo alle accuse e ha denunciato per calunnia e diffamazione Cecchin. Silenzio invece da parte dell’altro sacerdote. Non hanno voluto tacere invece, come detto, altri seminaristi passati da Treviso.

«La nostra vita in seminario è stata sempre caratterizzata da uno stile molto familiare, sia per i tanti momenti comunitari che per la disposizione degli spazi – hanno scritto i firmatari – Qualunque strana situazione difficilmente sarebbe potuta rimanere nascosta. Abbiamo vissuto in un ambiente sereno dove c’era fiducia tra di noi e verso gli educatori». Di qui il ribadire piena «stima e fiducia» nei confronti dei sacerdoti chiamati in causa da Cecchin.

L’esposto in Procura

Violenza sessuale e minacce aggravate. Sono queste le ipotesi di reato presenti nell’esposto che intanto ieri mattina, giovedì 20 febbraio 2020, è stato presentato alla Procura della Repubblica del Tribunale di Padova, per conto di Gianbruno Cecchin.

L’intervento della diocesi

“E’ con dolore ma anche con serenità che stiamo procedendo per valutare i passi da fare, in tutte le sedi”. Il vicario generale della Diocesi, mons. Adriano Cevolotto, interviene così sulla vicenda della segnalazione di presunti abusi che sarebbero avvenuti circa 30 anni fa nel Seminario vescovile di Treviso, denunciati da un uomo allora maggiorenne. “Ribadendo la volontà di chiarezza, trasparenza e verità, esprimiamo la nostra fiducia nei confronti dei due sacerdoti coinvolti e del loro lavoro, che è una fiducia in tutto il presbiterio diocesano” ribadisce mons. Cevolotto. Una fiducia che è confermata anche “nei confronti dell’ambiente del Seminario, che nel corso degli anni ha saputo dimostrare un impegno e una serietà nell’accompagnare tanti giovani, nel discernimento vocazionale, che non sono mai stati messi in dubbio”. La lotta agli abusi nella Chiesa portata avanti con fermezza da papa Francesco è importantissima e vede impegnata la diocesi di Treviso, insieme a tutte le diocesi, per l’ascolto, l’accoglienza, il rispetto, per la trasparenza e per la verità.

“Una verità – ribadisce il Vicario – e un rispetto che dobbiamo anche alle persone e alle Istituzioni accusate, che hanno diritto di fare i passi necessari per difendersi e tutelare la propria onorabilità”. Trasparenza nelle procedure di indagine, vicinanza a tutti i soggetti accusati, e fiducia nel lavoro degli organismi competenti. E’ questa la linea che la Diocesi di Treviso ribadisce di seguire in merito alla vicenda. A seguito della segnalazione, comunque, pur manifestando totale fiducia nei sacerdoti accusati, il vescovo Michele Tomasi ha avviato, da subito, una indagine, secondo quanto indicato dalla Chiesa, al fine di far luce sulle gravi accuse formulate a carico dei due sacerdoti, persone unanimemente stimate per il loro servizio di educatori svolto per anni in Seminario senza che mai sia stato sollevato da chicchessia il benché minimo sospetto sulla loro correttezza. Contando anche sulla professionalità dei mezzi di informazione, che danno il loro contributo alla verità, la Diocesi di Treviso continua a lavorare, nelle sedi opportune, per assicurare, nella doverosa tutela delle persone e delle Istituzioni coinvolte, e in particolare del Seminario vescovile, la massima trasparenza per arrivare nei tempi congrui alla verità dei fatti.

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