Memoria

“Perlere e impiraresse”: la nuova toponomastica dell’area ex Conterie a Murano ricorderà Pino Signoretto e l’arte vetraria “in rosa”

Alla base del progetto, presentato stamattina, c'è la volontà di tramandare anche alle nuove generazioni l'anima stessa di Murano.

“Perlere e impiraresse”: la nuova toponomastica dell’area ex Conterie a Murano ricorderà Pino Signoretto e l’arte vetraria “in rosa”
Venezia, 14 Settembre 2020 ore 14:46

Alla base del progetto, quindi, c’è la volontà di tramandare anche alle nuove generazioni l’anima stessa di Murano e di saldare il legame con la memoria.

L’anima di Murano

Questa mattina, lunedì 14 settembre 2020, nel giardino del Museo del Vetro a Murano, è stato presentato il progetto del Comune “Perlere e impiraresse: una toponomastica per ricordare – verso l’intitolazione dell’area delle ex Conterie”. L’iniziativa ha l’obiettivo di ricordare, attraverso le denominazioni di calli e accessi all’ex area produttiva, soprattutto l’importante contributo del lavoro femminile per la tradizionale arte del vetro in una zona che si appresta a diventare residenziale, con l’imminente consegna dei nuovi appartamenti Erp e Ater a famiglie e giovani coppie dell’isola. Alla base del progetto, quindi, c’è la volontà di tramandare anche alle nuove generazioni l’anima stessa di Murano e di saldare il legame con la memoria.

"Perlere e impiraresse": la nuova toponomastica dell'area ex Conterie a Murano ricorderà Pino Signoretto e l'arte vetraria "in rosa"

La storia

L’area delle ex Conterie un tempo era occupata da un’antica industria di perle nata nel 1898 dalla fusione di 14 aziende locali: si trattava della Società veneziana per l’industria dele Conterie. Lì, giorno dopo giorno, hanno lavorato moltissime donne, lasciando un segno indelebile di sé. Figure che ora saranno valorizzate al pari di altri futuri toponimi riconducibili all’arte del vetro e in particolare alle perle. In deroga alla legge sarà inoltre intitolata una delle viabilità dell’area a Pino Signoretto, uno dei più grandi maestri del vetro contemporaneo scomparso nel dicembre 2017: la norma imporrebbe di attendere 10 anni dalla sua morte, ma in questo caso Signoretto è stato considerato “personalità benemerita della Nazione”.

Ecco i nuovi toponimi

Di seguito le calli, i campi, sotoporteghi e rami che, al termine del cantiere, troveranno la loro nuova denominazione:

  1. Campo Marietta Barovier (artista, decoratrice, designer e vetraia italiana. Figlia del più noto Angelo, nasce probabilmente a Murano nella prima metà del XV secolo. È nota per essere l’inventrice e la creatrice di una particolare “murrina” chiamata “perla rosetta”)
  2. Calle dei Millefiori (canna formata da strati concentrici di vetro di colori diversi, di cui quelli interni sono a forma di stella grazie all’utilizzo di appositi stampi)
  3. Calle de l’Avventurina (particolare lavorazione del vetro inventata nell’isola di Murano nella prima metà del XVII secolo, nel 1620 circa. Si tratta di una pasta cristallina translucida, al cui interno sono immerse pagliuzze o cristalli di rame con ossidi metallici brillanti, che creano un effetto che imita quello del quarzo avventurina)
  4. Calle de la Murrina (oggetto vitreo policromo composto da varie sezione di canna, che permette a sua volta di dare vita a oggetti di varia grandezza, piatti e vasi, che propongono una decorazione realizzata proprio grazie alle murrine)
  5. Calle de la Palmetta (ventaglio di aghi tenuto in mano dalla impiraressa)
  6. Campo de le Impiraresse (abili infilatrici di perle)
  7. Campo de le Perlere (donne che realizzavano in casa con la tecnica a lume le perle di vetro)
  8. Sotoportego de la Gada (ventaglio di aghi riempito di conterie)
  9. Calle dei Maestri Vetrai
  10. Calle del Rigadin (effetto specifico applicato al vetro soffiato “a mano volante” per imprimere una rigatura sulla superficie esterna della massa vitrea ancora incandescente)
  11. Campo Pino Signoretto (nato nel 1944 a Favaro Veneto, nel 1959 inizia a lavorare con alcuni dei più grandi maestri muranesi del vetro, da Alfredo Barbini a Livio Seguso, Ermanno Nason, Angelo Seguso. Nel 1960 diventa maestro vetraio. Fino al 1977 lavora in fornace e acquisisce una completa conoscenza delle tecniche di lavorazione. Nel 1978 apre il suo atelier a Murano. Collabora con artisti e architetti di chiara fama, quali Vedova, Licata, Del Pezzo, Vitali, Pomodoro. Nel 1989 si reca in Giappone ed effettua una dimostrazione al cospetto della famiglia imperiale. Dal 1990 compie dimostrazioni e insegna in moltissime scuole prestigiose in tutta Europa, negli Stati Uniti, in Canada e in Giappone, dalla Pilchuck School of Glass Seattle alla Toyama School, dalla Aomori Otaru al Rochester Institute of Technology. Dal 2001 insegna all’Accademia di Belle arti di Venezia e apre la sua nuova fornace a Murano. Collabora con grandi aziende del vetro e del design e realizza importanti monumenti e premi su commissione di istituzioni culturali di prestigio. Innumerevoli le esposizioni collettive e personali nei musei e nelle gallerie di tutto il mondo e le intense collaborazioni con grandi artisti contemporanei, da Jeff Koons a Marc Quinn, da Martin Bradley a Sandro Chia. La sua attività continuava in modo molto intenso quando venne a mancare nel 2017. Il suo lavoro lo fa considerare uno dei nomi più importanti nel panorama internazionale del vetro d’artista)
  12. Ramo Marin (insieme di fili di perle corrispondente a due agàde)
  13. Ramo de le Cremette (tipo di perle dal taglio obliquo, vengono chiamate così per la somiglianza, nella forma simile a una losanga, che ricorda un tipico dolce veneziano chiamato appunto crema)
  14. Ramo dei Burattini (perle di tanti colori diversi che spesso si facevano mescolando le poche conterie che inevitabilmente restavano sulla sessola alla fine di ogni lavoro).

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