Maxi operazione

Operazione “Taurus”: 33 indagati per associazione di tipo mafioso tra Veneto, Emilia, Lombardia e Calabria

Spaccio, riciclaggio ed estorsioni: la fitta rete di attività gestita dalle famiglie Gerace-Albanese-Napoli-Versace ormai fisse nella provincia di Verona.

Operazione “Taurus”: 33 indagati per associazione di tipo mafioso tra Veneto, Emilia, Lombardia e Calabria
Venezia, 15 Luglio 2020 ore 15:14

Nelle prime ore della mattinata di oggi, 15 luglio 2020, il R.O.S., con il supporto dell’Arma territoriale in Veneto, Emilia Romagna, Lombardia e Calabria, ha eseguito un’O.C.C., emessa dal G.I.P. del Tribunale di Venezia su richiesta della locale D.D.A., nei confronti di 33 indagati per associazione di tipo mafioso, traffico di stupefacenti, estorsione, rapina, usura, ricettazione, riciclaggio, turbata libertà degli incanti, furto aggravato, favoreggiamento, violazione delle leggi sulle armi, con le aggravanti mafiose previste dall’articolo 416 bis-1 C.P.

Le perquisizioni effettuate hanno portato a sequestri per 3 milioni di euro

Contestualmente, sono state notificate più di cento informazioni di garanzia ed effettuate numerose
perquisizioni, nonché sequestrati beni mobili e immobili per un valore complessivo di oltre 3
milioni di euro. I provvedimenti scaturiscono da un’attività investigativa avviata nel 2013 – anche a riscontro delle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia – per ricostruire un traffico di stupefacenti diretto verso il Veneto, successivamente ampliata per accertare l’eventuale presenza in quella regione di strutture di ‘ndrangheta.

Da Gioia Tauro a Sommacampagna

Le indagini hanno consentito di individuare gravi elementi di responsabilità in ordine ad una
strutturata consorteria ‘ndranghetistica stanziata a Sommacampagna (VR) almeno dal 1981,
riconducibile alle famiglie “Gerace-Albanese-Napoli-Versace” originarie della piana di
Gioia Tauro (RC) e con ramificazioni in diversi comuni della Provincia di Verona (Villafranca
Veronese, Valeggio sul Mincio, Lazise e Isola della Scala).
In particolare è stato possibile fare emergere importanti elementi di responsabilità partecipativa alla
struttura ndranghetista con articolata divisione dei compiti all’interno del sodalizio, nonché la sua
costante connessione con il “Crimine di Polsi” in Calabria, confermando ulteriormente il carattere
unitario della ‘ndrangheta.

Estorsioni e fatture false…

Le indagini hanno anche evidenziato la continuità degli atti intimidatori e il conseguente assoggettamento delle vittime, realizzato attraverso la commissione, nel tempo, di un sistematico e rilevante numero di reati (in particolare estorsioni ed usura), acclarando anche la realizzazione di un vorticoso giro di false fatturazioni per operazioni inesistenti.

 

…ma anche riciclaggio e traffico di stupefacenti

Inoltre sono stati documentati diversi episodi di riciclaggio, commessi attraverso società di cui i formali titolari si servivano, avvalendosi anche della mafiosità dei loro interlocutori, per trarre un personale tornaconto. Dal quadro emerso dalle indagini è possibile ipotizzare, sulla base dei concreti elementi acquisiti, la capacità del gruppo di acquisire, direttamente o indirettamente, la gestione e il controllo di attività economiche nei più svariati settori (in particolare costruzioni edili e movimento terra, impiantistica civile ed industriale, servizi di pulizia e di affissione della cartellonistica pubblicitaria, commercio di autovetture e materiali ferrosi, nonché trasporti su gomma) anche in collegamento con soggetti contigui alla cosca “Grande Aracri” di Cutro (KR) stanziali nella provincia di Verona. Infine, gravi elementi sono emersi in ordine alla gestione di un traffico di stupefacenti, sviluppato nel veronese attraverso due canali di approvvigionamento: uno in Calabria
e l’altro facente capo ad appartenenti a gruppi criminali albanesi e sloveni. Nel corso delle attività,
sono stati sequestrati ingenti quantitativi di cocaina e marijuana.

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