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Guardia di Finanza

Maxi sequestro di mascherine chirurgiche contraffatte

Al prezzo al pubblico di 50 centesimi a pezzo, la partita di dispositivi medici avrebbe fruttato oltre 1,3 milioni di euro.

Maxi sequestro di mascherine chirurgiche contraffatte
Cronaca Venezia, 10 Febbraio 2021 ore 14:14

La Guardia di Finanza di Venezia ha sequestrato 2,6 milioni di mascherine chirurgiche con falsa marcatura “CE”.

Maxi sequestro di mascherine taroccate

I finanzieri della Compagnia di Chioggia, durante un posto di controllo lungo la Statale Romea, hanno intercettato un autoarticolato con targa polacca con un carico di 1.300 cartoni di mascherine chirurgiche di fabbricazione cinese.

I successivi approfondimenti hanno permesso di appurare che la merce era stata sdoganata in Olanda ed era destinata ad una società con sede a Roma, riconducibile ad un soggetto di nazionalità cinese.

Quest’ultimo, contattato dai finanzieri, ha riferito di aver proceduto all’acquisto dei materiali con ordine diretto da un’azienda della madre Patria.

Tuttavia, non è stato in grado di fornire alcuna documentazione tecnica di accompagnamento della merce, esibendo esclusivamente una dichiarazione di conformità formalmente rilasciata da un mandatario stabilito nell’Unione Europea.

Tale ultimo soggetto, anch’esso contattato dai militari nel corso dell’operazione, nel premettere di non aver mai avuto alcun rapporto con la società romana destinataria delle mascherine, ha disconosciuto la certificazione esibita in sede di controllo, precisando che la stessa si riferiva ad una precedente e diversa partita di mascherine acquistate presso il fabbricante cinese e testata da laboratori specializzati, che nulla aveva a che fare con quella oggetto del controllo.

Alla luce di tali riscontri, la marcatura “CE” presente sulle mascherine era da ritenersi indebitamente apposta e, pertanto, l’intero carico è stato sottoposto a sequestro mentre l’importatore è stato denunciato alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Venezia per il reato di tentata vendita di prodotti industriali con segni mendaci.

Al prezzo al pubblico di 50 centesimi a pezzo, la partita di dispositivi medici avrebbe fruttato oltre 1,3 milioni di euro.