Non può lasciare il Sudan

Marco Zennaro scarcerato dopo due mesi, ma la strada per la libertà è ancora lunga (e insidiosa)

La "partita" è tutt'altro che chiusa: i legali sono all'opera per dimostrare l'infondatezza delle accuse di truffa a carico dell'imprenditore 46enne. E si teme che i querelanti chiedano altri soldi...

Marco Zennaro scarcerato dopo due mesi, ma la strada per la libertà è ancora lunga (e insidiosa)
Cronaca Venezia, 15 Giugno 2021 ore 09:56

E' rimasto in carcere (passando da una cella all'altra) per più di 70 giorni, in condizioni disumane, e ora grazie alla pressioni della diplomazia italiana è agli arresti domiciliari in albergo. Un primo passo, un punto di partenza, che però apre a uno scenario tutt'altro che concluso: la strada per la libertà, in altre parole, è ancora lunga e piena di insidie.


Marco Zennaro scarcerato dopo due mesi, ma la strada per la libertà è ancora lunga (e insidiosa)

L'imprenditore veneziano finito in carcere in Sudan per una transazione commerciale finita male, non può, evidentemente, ancora lasciare il Paese ed è in attesa degli sviluppi relativi ai contenziosi a suo carico. Le accuse penali, però, sono cadute anche perché la garanzia finanziaria di 800mila euro è arrivata e ha di fatto "sbloccato" la serratura della cella di sicurezza in cui si trovava a Khartoum.

Ora c'è da capire come affrontare la complessa matassa di accuse di frode a suo carico. Solo così per il veneziano si potrà pensare a un ritorno in patria. C'è da dire, tuttavia, che le condizioni in cui si trova da ieri sono decisamente migliori: per più di 70 giorni è stato costretto a condividere pochi metri quadrati con altri 40 detenuti, a 50 gradi centigradi, senza materasso, senza nemmeno la possibilità di uscire all'aria aperta, privato anche della possibilità di usare un bagno.

In questa fase della vicenda c'è da capire come evitare che i tempi della detenzione in albergo si allunghino a dismisura. L'obiettivo della diplomazia al lavoro è quello di riuscire a trasferire il veneziano 46enne in ambasciata per il tempo necessario a definire e risolvere le cause civili pendenti. La nuova paura è quella che la somma messa a garanzia della scarcerazione, pari a 800mila euro, possa non bastare.

C'è infatti un nuovo soggetto tra quelli che hanno presentato querela nei confronti di Zennaro, e la preoccupazione è che vengano chiesti altri soldi. Denaro che evidentemente sarebbe difficile da reperire. I legali quindi sono all'opera per dimostrare l'infondatezza delle accuse di truffa, e, dall'altro lato, la correttezza dei capitolati del contratto, rispettati per la partita di trasformatori che l'azienda del veneziano avrebbe inviato al distributore sudanese.

In copertina l'imprenditore Marco Zennaro (visibilmente provato) subito dopo la scarcerazione insieme a suo padre. (Foto dal profilo Facebook del deputato Nicola Pellicani)