Cosa succederà?

La celebrazione per esorcizzare il Covid che rischia di diventare veicolo di contagio

L'appello: "Rispettiamo la Festa della Madonna della Salute preservando i cittadini dai rischi della pandemia".

La celebrazione per esorcizzare il Covid che rischia di diventare veicolo di contagio
Venezia, 09 Novembre 2020 ore 12:59

Manca sempre meno al fatidico 21 novembre, giorno in cui i veneziani si ritrovano a sfilare per il rito del cero portato alla “Madonna della Salute” sul ponte votivo di barche sul Canal Grande.

Uno dei pochi momenti in tutto l’anno in cui il sangue veneziano pulsa più forte nelle vene dei cittadini che, a migliaia ogni anno, si ritrovano con lo stesso orgoglio a festeggiare la Festa della Madonna della Salute, che salvò Venezia dalla pestilenza del 1600. Ma in questo funesto 2020 ci si interroga ora per capire se sia davvero il caso di festeggiare anche quest’anno, con la pandemia del Covid-19 ancora in corso, che proprio in questi giorni ha immobilizzato (ancora) diverse regioni d’Italia.

Si ipotizzano protocolli per consentire i festeggiamenti

Per il momento la festa non è ancora stata annullata: sono state avanzate ipotesi di protocolli per garantire delle celebrazioni “sicure”, con distanziamento, numero chiuso, servizio d’ordine e nessuna candela tradizionale da accendere come ringraziamento e simbolo di speranza.

“Rispettiamo la Festa della Madonna della Salute preservando i cittadini dai rischi della pandemia”

Una festa quindi che ad oggi non è ancora stata annullata. Ma non sono tutti d’accordo, tra le fila dell’opposizione il consigliere comunale Giovanni Andrea Martini si dichiara profondamente contrario, e scrive sul suo profilo Facebook:

Rispettiamo la Festa della Madonna della Salute preservando i cittadini dai rischi della pandemia
La festa della Madonna della Salute è tra le più belle e sentite della comunità veneziana.
Mamme, papà, nonne, nonni, bambini la sentono come propria e come un momento di comunione tra tutti e di riconciliazione con il presente e con il passato. Siamo, però, in piena pandemia, in un momento in cui i contagi salgono sempre più velocemente e i rischi per tutti sono altissimi.
Siamo in zona “gialla” e ci apprestiamo a passare alla zona “arancione” che significa il livello di rischio sta sempre più salendo.
Penso che tutti siano in grado di comprendere come le modalità di svolgimento della tradizionale festa siano in totale contrasto con le basilari misure di precauzione.
Il pellegrinaggio sul ponte votivo, l’ingresso nella basilica, l’arrivo alla Salute con tutti i mezzi di trasporto acqueo (vaporetti) e dalla terraferma (bus, tram, treno, ecc.) costituiscono situazioni di oggettivo e grave pericolo per la diffusione del contagio. Sono convinto che le autorità civili e religiose non vorranno minare questa splendida festa con scelte che possano mettere in pericolo i cittadini. Siamo in una situazione eccezionale. Anche questa bellissima festa occorrerà viverla in modo eccezionale nei cuori e nella mente di ognuno.
Mamme, papà, nonne, nonni, bambini riusciranno a trovare un modo per viverla in sicurezza.
Affrontiamo con coraggio e con razionalità questa ulteriore sfida che tocca i luoghi più belli del nostro cuore.

Parola ai preti: c’è chi organizza alternative e chi non ne vede

Sono diversi i preti e gli uomini di chiesa che si sono resi disponibili ad aprire le proprie chiese per consentire ai fedeli momenti di preghiera durante l’orario rispettoso del coprifuoco dalle 5 alle 22, come alternativa al tradizionale pellegrinaggio. C’è chi sta lavorando affinché la festa possa essere celebrata anche in casa, in famiglia, in carcere o negli ospedali, come dichiara il rettore del Seminario patriarcale adiacente alla basilica, don Fabrizio Favero.

Altri preti invece sembrano non aver nessuna intenzione di rinunciare al pellegrinaggio, da effettuare rispettando le clausole che le autorità vorranno fornire.

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