Il caso

Inchiesta Report, Flor a sorpesa alla conferenza stampa: "Ho fatto tutto nel rispetto dei regolamenti"

Il Governatore Luca Zaia si presenterà martedì in Consiglio regionale insieme ai dirigenti responsabili.

Inchiesta Report, Flor a sorpesa alla conferenza stampa: "Ho fatto tutto nel rispetto dei regolamenti"
Cronaca Venezia, 28 Aprile 2021 ore 13:28

"Siamo chiamati a rispondere perché abbiamo fatto il nostro dovere. E' evidente quanto accaduto: in Italia c'è un codice di comportamento del pubblico dipendente che non contempla l'esonero: io ritengo di aver rispettato il suddetto regolamento". Così si è espresso il direttore della sanità regionale, il dottor Luciano Flor intervenuto a margine della conferenza stampa del Governatore Luca Zaia.

Inchiesta Report, Zaia su vicenda Flor: "Abbiamo fatto il nostro dovere, siamo qui a rispondere"

La posizione della Giunta regionale, o meglio, del Governatore Luca Zaia sulla vicenda Flor emersa dall'ormai nota inchiesta Report, è ben chiara: "Nessuno ha mai tolto la fiducia al dottor Flor - ha chiarito il Governatore Luca Zaia - Lui ha le documentazioni. Credo, tuttavia, che  gli si debba riconoscere la rettitudine. Una cosa conta per me: che non passi l'idea che noi ce ne freghiamo dei morti. In Consiglio regionale ci andrò martedì, e ho chiesto che ci siano pure i dirigenti. Perché io non posso parlare di cose tecniche. Un ultimo punto: io questi aspetti li ho già trattati mesi fa con il Consiglio".

Report mette a nudo il “disastro” veneto

Il tema è: perché il Veneto, nella prima ondata Covid, è stato un modello mentre nella seconda (specialmente nei mesi di novembre e dicembre) ha avuto un numero così elevato di morti, tra i più negativi a livello nazionale? Parte da questo quesito l’inchiesta della trasmissione Report andata in onda lunedì sera e che, inevitabilmente, ha creato scompiglio nella sanità veneta.

ECCO COSA E' SUCCESSO: Report e il “disastro” veneto nella seconda ondata Covid: l’imbarazzante fuorionda

Alla domanda, il noto format Rai, risponde suggerendo alcune ipotesi: la pervicace volontà di mantenere la “zona gialla”, con un trattamento “sospetto” dei dati sui positivi, e la decisione della Regione – ritenuta errata – di puntare forte sui test antigenici, i famosi tamponi rapidi, laddove uno studio del professor Andrea Crisanti, scaricato nonostante l’esperienza virtuosa della prima ondata, avrebbe invece dimostrato la loro (molto) relativa attendibilità. Il che, l’ipotesi adombrata, avrebbe consentito a molti falsi negativi di circolare e infettare  altre persone in vari contesti: di qui, con il concorso della zona gialla mantenuta “a tutti i costi”, l’aumento esponenziale dei morti in Veneto nella seconda ondata.

Il fuorionda di Flor

E proprio sullo studio “fantasma” di Crisanti, che anche ieri i vertici della sanità veneta, in testa la dottoressa Russo, hanno ribadito di non aver mai ricevuto in forma ufficiale, hanno fatto scalpore le frasi dette fuorionda dal direttore della sanità regionale, il dottor Luciano Flor, che si è lasciato sfuggire come, proprio lo studio di Crisanti, avrebbe potuto creare “grane” con le aziende farmaceutiche produttrici.

Un motivo per occultarlo e farlo finire nel dimenticatoio?

Interrogativi per rispondere ai quali si è mossa la Procura di Padova, che ha aperto un’inchiesta mirata proprio ad accertare l’effettiva attendibilità dei tamponi rapidi. L’ipotesi di reato potrebbe essere quella di frode.

Intanto lo stesso Flor ha ribadito ieri di non avere alcuna intenzione di dimettersi per quelle parole, annunciando querele.

Il direttore della sanità veneta si presenta in conferenza stampa

A sorpresa, poi, in occasione del consueto bollettino sull'andamento dell'emergenza sanitaria, si è presentato anche il direttore della sanità veneta, il dottor Luciano Flor, per chiarire, in poche parole, la sua posizione in merito a quanto sollevato dall'inchiesta Report.

"Dell'inchiesta della Procura non so nulla - ha dichiarato - I test rapidi? Sono stati distribuiti dal Governo, in quel momento era la vera alternativa al test molecolare. C'erano oggettivi limiti per quelli, come la disponibilità di reagenti e di macchine. Non riuscivamo a refertare i tamponi: oltre 48 ore diventava inutile. Il Test rapido è stato un di più rispetto ai molecolari che non abbiamo mai smesso di effettuare".