Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale

In casa e in azienda tenevano 12 reperti archeologici risalenti all’epoca greca del IV secolo a.C.

Recuperati a Venezia e Torino e consegnati al Museo archeologico nazionale “Vito Capialbi” di Vibo Valentia (Calabria). Tra i beni c'è anche un “cratere a mascheroni” in ceramica apula a figure rosse

In casa e in azienda tenevano 12 reperti archeologici risalenti all’epoca greca del IV secolo a.C.

Martedì 18 novembre 2025, il Nucleo Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale di Venezia ha consegnato ai Musei Reali di Torino e alla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Venezia 12 reperti archeologici di pregevole manifattura.

I reperti

Tra i beni restituiti un “cratere a mascheroni” in ceramica apula a figure rosse, con sovra-dipinture in bianco e in giallo, risalente al IV secolo a.C., alto 150 centimetri, tra gli esemplari più grandi sinora noti.

Sul corpo principale, sul lato “A” vi sono tre registri di raffigurazioni:

  • In alto vi è un consesso di divinità, nel quale si riconoscono Ares, Atena, Afrodite ed Eros, al centro, su trono, Zeus.
  • Nel registro medio la rappresentazione è dedicata a una coppia di carri trainati ciascuno da quattro cavalli in corsa: sul primo carro vi è una coppia di figure femminili (forse Demetra e Persefone), sul secondo vi è una figura maschile armata (forse Ade) che insegue la coppia di donne.
  • Nel registro inferiore vi sono figure maschili e femminili accompagnate da animali fantastici, tra i quali un drago cavalcato da una giovane.

Sul lato “B” è rappresentato al centro un naiskos in stile ionico con all’interno una scena di offerta al defunto. Ulteriori ricercate decorazioni sono sul collo e sul piede.

La raccolta comprende inoltre un’hydria a figure rosse, una kylix a figure nere, un’oinochoe a figure rosse, una lekythos a figure nere, una testina fittile, una “tanagrina”, un askòs a forma umana in terracotta e uno in bronzo, una piccola kore in bronzo, uno specchio in osso con decorazione a sbalzo, un balsamario in vetro verde chiaro.

Dove sono stati ritrovati questi reperti

Le indagini, dirette dalla Procura della Repubblica di Venezia, sono state avviate dal Nucleo TPC nell’agosto 2024, nell’ambito di un’attività ispettiva in un importante palazzo veneziano sottoposto a vincolo monumentale, effettuata dalla Soprintendenza ABAP per la città metropolitana di Venezia, con cui i Carabinieri TPC collaborano.

A seguito di perquisizioni locali effettuate nel dicembre 2024 a Venezia e a Torino in una privata abitazione e in una impresa di settore, con il supporto operativo del Nucleo Carabinieri TPC territorialmente competente, i beni sono stati individuati e posti sotto sequestro.

Gli accertamenti effettuati hanno permesso di ricostruire parte della storia dei beni, con buona probabilità provento di scavi clandestini in contesti archeologici funerari, sicuramente principeschi almeno per il cratere. Dopo la ricettazione da parte di soggetti rimasti ignoti, i reperti sono giunti nelle mani dei più recenti detentori, che non disponevano d’idonei titoli di proprietà sui beni.

Consegnati al museo “Vito Capialbi” di Vibo Valentia

A tal proposito è bene ricordare come la normativa preveda sui beni archeologici provenienti, certamente o presumibilmente, dal territorio italiano una presunzione di appartenenza al demanio culturale.

Il privato che intenda rivendicare la proprietà di reperti archeologici è tenuto a fornire:

  • la prova che gli stessi gli siano stati assegnati dallo Stato in premio per ritrovamento fortuito;
  • o che gli siano stati ceduti sempre dallo Stato a titolo d’indennizzo, per l’occupazione d’immobili;
  • o che siano stati in proprio, o altrui possesso, in data anteriore all’entrata in vigore della Legge n. 364 del 20 giugno 1909.

Inoltre, per quanto previsto dal Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, le alienazioni, le convenzioni e gli atti giuridici in genere, compiuti in violazione delle previsioni in materia di tutela, proprietà e circolazione dei beni archeologici indicati nello stesso codice, sono nulli.

Nel corso dell’attività investigativa, i Carabinieri TPC si sono avvalsi di esami tecnici della Soprintendenza ABAP per la città metropolitana di Venezia, del supporto operativo e logistico della Soprintendenza ABAP per la città metropolitana di Torino e dei Musei Reali di Torino, e dell’assistenza dell’Avvocatura Distrettuale dello Stato di Venezia.

Al termine delle indagini nel marzo 2025 la Procura di Venezia ha disposto il dissequestro dei beni e la loro restituzione allo Stato, individuato nel Ministero della Cultura.

Secondo quanto disposto dal Tavolo per l’assegnazione dei beni archeologici rientrati nel territorio nazionale e per la ricognizione dei reperti in stato di sequestro nei musei e luoghi della cultura statali del MiC, i reperti, presi nel frattempo in consegna dalla Soprintendenza di Venezia e dai Musei Reali di Torino, saranno presto valorizzati al Museo archeologico nazionale “Vito Capialbi” di Vibo Valentia (Calabria).

Il recupero di reperti archeologici facenti parte del demanio culturale rappresenta una delle linee investigative che il Nucleo Carabinieri TPC di Venezia persegue, attraverso verifiche costanti e metodiche presso gli esercizi commerciali di settore e mediante l’attenta raccolta di segnalazioni da parte di studiosi e appassionati, grazie alla collaborazione degli Uffici del Ministero della Cultura, delle Soprintendenze di Bolzano e di Trento. La restituzione al patrimonio pubblico di questi beni, testimonianze aventi valore di civiltà, riporta alla fruizione collettiva oggetti che narrano la storia di territori e comunità.