Mobilitazione nazionale

G20: sarà alle Zattere la manifestazione di protesta di sabato

L'evento è promosso dal gruppo (o meglio dalla piattaforma) "We are the tide. You are only G(20)" a partire dalle 14.30 lungo Riva delle Zattere.

G20: sarà alle Zattere la manifestazione di protesta di sabato
Cronaca Venezia, 08 Luglio 2021 ore 10:04

C'è grande attesa (e anche una discreta apprensione per eventuali scontri) per la manifestazione di questo sabato alle Zattere. Si riuniranno tutti i "dissidenti" per far valere la propria idea di futuro, per fare sentire la propria voce in occasione del G20.

G20: sarà alle Zattere la manifestazione di protesta di sabato

Il Canada tocca temperature record di 50 gradi centigradi, il Brasile continua a divorare il polmone verde della Terra, i mari sono pieni di plastica. E Venezia affonda, piano piano ma inesorabilmente, millimetro dopo millimetro. Il cambiamento climatico, ormai, non è più solo un titolo da tema scolastico, è anche uno degli argomenti più urgenti sui tavoli istituzionali di molti Paesi.

Argomento che si lega a filo doppio con altri due, urgentissimi, topic da affrontare: l'economia e la finanza. Focus sui quali, come è noto, si concentra il G20 di Venezia, il summit dei più potenti della terra in corso nella Serenissima da oggi giovedì 8 luglio 2021 fino a domenica. Ed è proprio in questo contesto che si è sviluppato, come prevedibile, un fronte opposto di dissidenza.

Si tratta dell'ondata contraria, della marea dei manifestanti pronti a far valere la propria idea di futuro di fronte ai leader dei Paesi più ricchi. Come? Con una protesta organizzata dal collettivo riunito sulla piattaforma "We are the tide, you are only G(20)" per questo sabato, alle 14.30, lungo Riva delle Zattere.

Presente anche il Comitato NoGrandiNavi

Ovviamente non mancherà alla protesta di sabato anche il fronte dei "no grandi navi", da sempre attivissimo sul territorio per chiedere lo stop del transito dei giganti attraverso i fragili canali di Venezia. E lo hanno annunciato proprio loro, attraverso i canali social ufficiali, spiegando pure le motivazioni di tale mobilitazione.

"Non è più il tempo delle chiacchiere e dei summit inconcludenti - hanno scritto - a 20 anni dal G8 di Genova le politiche spregiudicate dei "potenti" han prodotto forse benessere diffuso e giustizia sociale? Milioni di persone soffrono la fame e sono costrette a mettersi in viaggio per sopravvivere ai cambiamenti climatici. Venezia, 1600 anni di storia, oggi è in pericolo non a causa dei mori o delle pantegane... Il mondo chiede CAMBIAMENTO e Venezia ha bisogno di DISCONTINUITÀ".

Contro-G20: c'è anche un prete "dissidente" a guidare la protesta

Nella periferia della periferia, nell'oratorio Cita di Marghera, si terrà un altro summit: qui non ci saranno le delegazioni dei 20 Paesi membri, ma solo cittadini, di diversa estrazione sociale e portatori di istanze differenti, tutti, però, accumunati dalla volontà di chiedere (e ottenere) cambiamenti nella gestione dell'economia e della finanza.

"Leader" di questo fronte di pacifici dissidenti è un parroco: don Nandino Capovilla, il quale, facendosi forza con le parole "rubate" a Papa Francesco, ha ricordato che tra le altre cose, il Recovery non dovrà essere un modo per tornare a un sistema economico "iniquo e insostenibile", in cui pochi possiedono la metà della ricchezza mondiale.

"La marea contro il meeting della finanza"

Ma quale sarà, esattamente, il fulcro della protesta in scena sabato alle Zattere? Ecco, dunque, il testo integrale dell'evento organizzato (che ha già raggiunto più di 600 partecipanti da tutta Italia) in cui vengono espresse le motivazioni della mobilitazione.

"Dal 7 all'11 luglio i ministri della finanza dei 20 paesi più industrializzati si incontreranno all'Arsenale di Venezia per il meeting del G20 dedicato alla finanza - si legge nel testo - Di fronte alle numerose crisi sistemiche che si sommano, ultima quella della pandemia, un sintomo della più vasta crisi climatica, il G20, che rappresenta gli stati con le economie più importanti a livello planetario, vorrebbe ricondurre il mondo alla regola neoliberale che ha eliminato i diritti dal suo vocabolario, costruendo un divario sempre maggiore tra ricch* e pover*.

Convint* che un cambio radicale di rotta passi attraverso l'autoorganizzazione e la presa di parola di chi è abituato a pagare i costi di ogni crisi, non possiamo esimerci dal far sentire la nostra presenza a Venezia in quei giorni. La manifestazione accoglierà i temi, le performance e le pratiche di tutte le realtà che hanno aderito alla piattaforma "We are the tide. You are only G(20)".

In una città militarizzata, in cui la zona rossa viene applicata indiscriminatamente non solo in prossimità dei luoghi fisici in cui si tiene il summit, ma all'intero centro storico, dare voce e forma a un'alternativa dal basso, alle rivendicazioni di chi da anni subisce le scelte di una manciata di ministri e governatori delle banche è fondamentale, dare una risposta che sia all’altezza della violenza delle politiche finanziarie globali è urgente.

La giornata di mobilitazione sarà preceduta da un appuntamento di discussione il 9 luglio i cui dettagli verranno comunicati il prima possibile".

Qui di seguito il punto della situazione riportato dal sito "Il Commento politico", esaustivo approfondimento delle ragioni della protesta.

"Il Commento Politico aveva scritto qualche settimana fa che l’annuncio dato a tutto il mondo nel marzo scorso dal ministro della Cultura che con il decreto-legge n. 45 erano state definitivamente escluse le grandi navi da crociera dalla Laguna di Venezia, avrebbe potuto trasformarsi in un danno di immagine per il governo e per l’Italia, perché il decreto era lungi dall’avere questo effetto.

Per evitare questo esito, sarebbe bastato che il governo avesse accettato alcuni emendamenti al decreto che individuavano esattamente il nodo della questione. Il governo ha invece scelto di non modificare il decreto. E il 5 giugno scorso ha fatto il suo ingresso trionfale davanti a San Marco la prima nave da crociera che il decreto n. 45 avrebbe dovuto escludere “definitivamente” dal transito lagunare. Per i giornali nazionali italiani questa notizia e le foto che la accompagnavano non sono state considerate meritevoli di pubblicazione, ma esse hanno fatto il giro del mondo e non hanno contribuito alla buona immagine e al prestigio del nostro Paese.

Si viene ora a sapere che la perdurante presenza delle navi da crociera nella Laguna possa indurre l’Unesco a mettere Venezia nella lista nera delle aree, patrimonio dell’Unesco, minacciate dal pericolo di degrado. Per il prestigio internazionale dell’Italia, sarebbe un colpo grave.

Ma c’è di più. A giorni comincia, proprio a Venezia, una riunione del G 20. Questo impone al governo di fare qualcosa per correggere la falsa partenza del decreto-legge n. 45. Sappiamo per certo che l’esecutivo sta cercando di varare un nuovo intervento, ma ci risulta anche che non c’è ancora accordo sul testo. Ci sono divergenze fra i ministri interessati e ci sono problemi oggettivi dovuti alla complessità della materia.

La buona notizia è che la preparazione del provvedimento non è più affidata al concerto dei singoli ministeri, ma è stata assunta direttamente dalla Presidenza del Consiglio. Evidentemente Draghi si rende conto che il decreto-legge 45 è stato un passo falso cui bisogna porre rimedio rapidamente senza commettere altri errori. Le grandi navi da crociera debbono essere escluse dalla Laguna di Venezia. Ma è evidente che insieme con il divieto deve essere individuata una soluzione alternativa.

Qui sta il nodo del problema, perché ormai quasi tutti si rendono conto che lo spettacolo delle grandi navi che passano a pochi metri da San Marco non può continuare, e tuttavia vi sono una forte corrente di pensiero e corposi interessi che spingono per trovare altri percorsi ed altri approdi dentro la Laguna.

Mentre quindi ci aspettiamo che il divieto di transito davanti a San Marco sarà formulato con nettezza, c’è il rischio che attraverso il tema delle “soluzioni provvisorie” si mantenga aperta o si spinga in avanti il tentativo di preparare il terreno a una soluzione alternativa in Laguna, contraddicendo lo stesso dettato del DL 45. L’idea di immettere le grandi navi nel cosiddetto canale dei petroli e di destinarle ad un approdo a Marghera comporta infatti rischi ambientali non minori di quelli del bacino di San Marco. L’incidente del canale di Suez di qualche mese fa dovrebbe dire a tutti che la presenza di navi di grande stazza in Laguna costituisce un rischio inaccettabile.

La soluzione che vorremmo suggerire al governo è di emettere un divieto di transito nella Laguna di Venezia in quanto ZPS (Zona a Protezione Speciale), definendo così le acque protette secondo le Direttive europee, e di affidare di conseguenza la materia ad un Commissario, chiedendogli di individuare la soluzione praticabile dopo un’analisi attenta della situazione logistica di settore. Questa non può non tenere in conto tutti i vincoli e obblighi di valutazione e compatibilità ambientale che gravano su questa materia, oltre che considerare le valutazioni già espresse dal Ministero della Transizione ecologica su progetti disponibili già presentati, come anche il decreto-legge 45 precisa.

La parola chiave per noi è discontinuità. Sappiamo che è un problema non facile, ma le condizioni per una soluzione adeguata ormai ci sono tutte".