Un intervento congiunto tra Polizia di Stato e Vigili del Fuoco ha messo fine a un incubo durato otto mesi nel centro di Mestre. Un cinquantenne con disabilità psichica è stato soccorso dopo essere stato segregato all’interno di un garage, mentre la sua abitazione era occupata abusivamente da una quarantasettenne a cui il proprietario aveva inizialmente offerto ospitalità.
Dopo otto mesi rinchiuso
L’operazione, scattata il 1° marzo 2026, ha richiesto lo sfondamento della porta d’ingresso poiché l’occupante si era barricata all’interno dell’edificio circondato dalle forze dell’ordine.
Secondo le ricostruzioni della Procura di Venezia, la vittima viveva in condizioni degradanti almeno dal luglio 2025. Relegato nella rimessa, il proprietario disponeva soltanto di un giaciglio di fortuna e di un secchio per i bisogni fisiologici.
La quarantasettenne, cittadina italiana di origine straniera, dopo aver ottenuto l’accesso all’immobile per presunti motivi di amicizia o assistenza, aveva preso il controllo esclusivo dell’appartamento, confinando il titolare, non autosufficiente nelle attività quotidiane, in un ambiente angusto e privo di servizi igienici minimi.
L’indagine dei servizi sociali
L’indagine è scaturita da un’allerta dei Servizi sociali del Comune di Venezia. Durante l’estate scorsa, gli operatori avevano rilevato anomalie nella gestione della quotidianità del cinquantenne. Le verifiche successive hanno confermato lo stato di precarietà e il rischio per l’incolumità della vittima. La Procura ha quindi ricostruito mesi di condizioni disumane, aggravate dall’incapacità del residente di opporre resistenza o denunciare la situazione a causa della propria patologia e dello stato di isolamento forzato.
L’allontanamento forzato rappresenta una delle prime applicazioni delle recenti norme introdotte dal Decreto Sicurezza. Il provvedimento, richiesto dal sostituto procuratore Daniela Moroni e convalidato dalla GIP Claudia Ardita, si è avvalso dell’articolo 634 bis del Codice penale per l’occupazione arbitraria di domicilio e dell’articolo 321 bis del Codice di procedura penale. Quest’ultimo consente la reintegrazione d’urgenza nel possesso dell’immobile quando si tratta della prima casa. Trattandosi di un soggetto fragile, la procedura è scattata d’ufficio, evitando le lungaggini del rito civile che in passato avrebbero richiesto anni per l’esecuzione dello sfratto.
Il blitz e la liberazione dell’immobile
L’irruzione è stata pianificata con un dispositivo di massima sicurezza per prevenire gesti estremi o incidenti durante lo sfondamento. Una volta messo in sicurezza il perimetro, i Vigili del Fuoco hanno abbattuto l’accesso, consentendo al proprietario di rientrare in possesso dei locali insieme al proprio amministratore di sostegno, l’avvocato Maria Teresa Muffato.
La quarantasettenne ha accusato un malore durante le fasi del fermo ed è stata trasportata in ospedale. La sua posizione è ora al vaglio per occupazione arbitraria e possibili reati legati alla segregazione di persona. Gli inquirenti stanno inoltre valutando il ruolo di un cittadino straniero trovato all’interno dell’appartamento al momento del blitz.