Nuovo capitolo

Delitto Pamio: dopo la difesa, anche la Procura di Venezia chiede la revisione del processo per Monica Busetto

Nuova richiesta dopo le sentenze contrastanti sull’omicidio dell'87enne avvenuto a Mestre nel 2012

Delitto Pamio: dopo la difesa, anche la Procura di Venezia chiede la revisione del processo per Monica Busetto

Dopo la richiesta della difesa, anche la Procura generale di Venezia ha depositato un’istanza di revisione del processo a carico di Monica Busetto, 64enne operatrice socio sanitaria residente a Mestre, condannata a 25 anni di reclusione per concorso nell’omicidio di Lida Taffi Pamio, l’87enne uccisa nel proprio appartamento il 20 dicembre 2012. Busetto sta scontando la pena nel carcere di Verona.

Anche la Procura di Venezia chiede la revisione del processo per Monica Busetto

L’iniziativa della Procura generale interviene dopo il rigetto della prima richiesta di revisione da parte del tribunale competente di Trento, decisione confermata dalla Cassazione. L’ufficio requirente chiede ora di rivalutare il quadro probatorio e le incongruenze tra le sentenze emerse nei procedimenti paralleli legati allo stesso omicidio.

L’istanza si aggiunge a quella presentata dai difensori della Busetto, Alessandro Doglioni e Stefano Busetto, con l’obiettivo di rimettere in discussione la principale prova a carico: una catenina trovata nel portagioie dell’imputata e ritenuta appartenente alla vittima. Sul monile, in un secondo esame, erano stati rilevati tre picogrammi di Dna attribuiti all’87enne.

I dubbi sulla catenina

Secondo la difesa, il gioiello non sarebbe della pensionata e la traccia genetica potrebbe essere frutto di contaminazione. A sostegno di questa tesi è stata prodotta una perizia basata su fotografie inedite reperite tra i familiari della vittima.

Ulteriori rilievi riguardano la catena di custodia dei reperti. Secondo la genetista incaricata dalla difesa, dopo la prima analisi eseguita a Padova i reperti, inizialmente suddivisi in sette plichi, sarebbero diventati otto, con la catenina inserita in un involucro insieme a materiale proveniente dalla scena del crimine. La busta, pur sigillata, sarebbe stata aperta e richiusa più volte, circostanza che potrebbe aver aumentato il rischio di contaminazioni.

Un ulteriore punto riguarda le procedure di sanificazione del laboratorio. In primo grado era stato riferito che i piani di lavoro venivano trattati con raggi ultravioletti prima di ogni analisi. Successivamente sarebbe emerso che la sanitizzazione avveniva solo all’inizio e alla fine delle sessioni. Secondo la difesa, questa modalità potrebbe aver favorito la dispersione di materiale biologico, anche considerando che prima della catenina era stato analizzato il coltello utilizzato nell’aggressione.

Alla seconda istanza dei legali si aggiunge ora quella della Procura generale di Venezia. Sarà il giudice competente a valutare l’ammissibilità della revisione e l’eventuale riapertura del processo.

Due condanne per lo stesso omicidio

Il delitto si è consumato a Mestre il 20 dicembre 2012. La vittima, Lida Taffi Pamio di 87 anni, venne trovata senza vita dai Vigili del Fuoco, intervenuti dopo l’allarme dei vicini. Il corpo presentava ferite da arma da taglio al collo e all’addome.

Lida Taffi Pamio
Lida Taffi Pamio

Dopo mesi di indagini senza esito, nel gennaio 2014 l’attenzione si concentrò sulla vicina di casa, Monica Busetto, arrestata e poi condannata in primo grado a 24 anni e mezzo, pena successivamente rideterminata a 25 anni.

Monica Busetto
Monica Busetto

A Capodanno 2015 emerse un nuovo scenario investigativo: Susanna Milly Lazzarini, fermata per l’omicidio di un’altra anziana, confessò anche l’assassinio di Pamio. La confessione aprì un secondo procedimento e portò alla scarcerazione temporanea di Busetto con obbligo di firma e dimora.

Susanna Lazzarini
Susanna Lazzarini

Nel corso degli interrogatori Lazzarini fornì versioni divergenti: in un primo momento dichiarò di aver agito da sola, poi parlò di un presunto intervento della vicina nella fase finale dell’aggressione.

In un processo separato Lazzarini è stata condannata, mentre Busetto era stata assolta. La divergenza tra le sentenza ha costituito la base della prima richiesta di revisione, respinta dal tribunale competente di Trento il 20 marzo 2024 e successivamente dalla Cassazione, che hanno ritenuto compatibili le ricostruzioni dei fatti nonostante gli esiti differenti.