Intervento immediato e ben studiato

Coronavirus: il primato del Veneto che doppia la Lombardia

La parola al virologo Giorgio Palù che sottolinea come il Veneto sia riuscito a gestire meglio i casi sul territorio.

Venezia, 02 Aprile 2020 ore 12:26

Diverse le misure adottate durante queste settimane per contrastare la diffusione del Covid19: dai tamponi effettuati in auto (drive-thru) ai test sierologici sperimentali. Tutte misure che hanno regalato al Veneto un certo vantaggio…

Il parere del virologo padovano

A detta di Giorgio Palù, ex professore di microbiologia presso l’Università di Padova e ora operativo a Philadelphia:

la Lombardia non ha arginato il virus, il Veneto ha gestito meglio i casi sul territorio

Il problema in Lombardia sarebbe stato spostare i malati dalla zona rossa ad altri ospedali, senza proteggere il personale sanitario, diffondendo così il virus. Bisognava sin da subito proteggere medici e infermieri con i dispositivi adeguati ed effettuare test a tappeto.

Numeri alla mano

Vero è che il virus in Lombardia ha avuto una forza maggiore: le proporzioni sono circa di 1 a 4, con 10mila casi in Veneto e 40mila in Lombardia. Tuttavia, il confronto tra i test effettuati nelle due regioni è stridente: al 31 marzo, in Veneto erano stati effettuati ben 2.165 tamponi ogni 100mila abitanti, in Lombardia solo 1.139. Anche il tasso di ricoveri fa pensare: in Veneto, sono 41,5 ogni 100mila abitanti, in Lombardia invece 131,3. E i decessi? 9,7 contro 71,6.

La patente di immunità

Zaia ha ribadito in diverse conferenze stampa che quello che ci vorrebbe per poter pensare ad una riapertura delle aziende (e quindi ad un riavvio delle attività di produzione) è una patente di immunità: coloro che hanno contratto il virus, anche in forma asintomatica, ma hanno sviluppato gli anticorpi, potrebbero così ritornare al lavoro. Per fare ciò, sarebbe necessario effettuare delle analisi del sangue mirate. Anche a detta della virologa Ilaria Capua, questo sistema sarebbe il più efficace per capire a che punto è la diffusione del virus e programmare una ripartenza delle attività.
Completa Zaia:

Adesso dobbiamo stringere i denti fino a Pasqua, sperando almeno di riuscire a programmare qualche allentamento delle restrizioni dopo quella data… ma solo i dati ci potranno dire se sarà davvero possibile”

 

 

 

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