Due studentesse della Ca’ Foscari, Università di Venezia, hanno denunciato una molestia subita mentre erano in bagno. In particolare, visto che i sanitari hanno le porte alte, quindi con dello spazio sotto, qualcuno ha deciso di infilarci il telefono sotto, probabilmente per filmarle.
Ca’ Foscari, smartphone sotto la porta dei bagni per filmare le studentesse
Non si sa quando sia stata fatta la prima denuncia, ma, nella giornata del 18 dicembre 2025, sulla pagina Instagram Bachecaspottedunive è comparsa la dichiarazione anonima di una ragazza:
“Ciao, volevo segnalare una cosa che mi è successa oggi nei bagni vicino all’Aula 2 dell’Edificio Zeta in Campus via Torino. Ero seduta in bagno e ho visto un telefono da sotto la porta che stava riprendendo. Parlandone con chi di dovere mi hanno detto che era successa la stessa cosa a un’altra ragazza la settimana scorsa.
Tutto questo per dire che ragazze dovete stare attente, parlatene con chi di dovere e fate denuncia”.
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La critica del Collettivo
Il 7 gennaio 2026, al rientro dalla pausa natalizia, gli studenti del campus di via Torino hanno ricevuto una mail, in italiano e inglese, in cui si raccontava cos’era accaduto.
Infatti, hanno detto agli studenti che appena le ragazze hanno provato ad alzarsi per uscire dal bagno, la mano con il telefono è stata ritratta e non è ancora stato scoperto il colpevole. Come consigli, però, hanno scritto di segnalare qualsiasi comportamento sospetto e, se dovesse riaccadere, di provare a prendere il cellulare per poi chiudersi in bagno e chiamare il centralino della Ca’ Foscari.
Tuttavia, come ha denunciato in un post di martedì 13 gennaio 2026 il Collettivo Universitario Liberi Saperi Critici:
“La mail non riporta neanche la parola “molestia” per descrivere l’avvenimento, riducendolo a “episodio di estrema gravità”, così spogliandolo della violenza di stampo machista-patriarcale e relegandolo aa una generica spiacevolezza”.
Inoltre, come si può leggere sia nel post che nella mail, l’episodio viene considerato come un “fondato sospetto” e non come una certezza. Come se ciò non bastasse, la soluzione proposta dall’Università è quella di prendere il telefono al molestatore e chiudersi in bagno per chiamare un numero che non garantisce una risposta.
Per questo motivo, il Collettivo si chiede se il CUG, Comitato Unico di Garanzia e Consigliera di fiducia, sia stato avvisato o se sia stato ignorato, nonostante sia il suo compito. Di fatto, come possiamo leggere nel sito, il Comitato si occupa di:
- promuovere iniziative per l’attuazione delle pari opportunità e la valorizzazione della differenza tra i generi, ai sensi della vigente legislazione italiana e comunitaria;
- vigilare sul rispetto dei principi di non discriminazione;
- assicurare sostegno alle vittime di violazioni e sopraffazioni;
- vigilare affinché non sia intrapresa alcuna azione di vessazione all’interno dell’Università, favorendo l’accrescimento di un clima di benessere organizzativo.
La Ca’ Foscari, come riporta il Gazzettino, ha fatto sapere che la Consigliera di fiducia è stata informata e ricordano che c’è anche lo sportello universitario del Centro Anti-violenza del Comune di Venezia nella sede di San Giobbe, oltre a un laboratorio di informazione che si terrà nella residenza studentesca di Santa Marta, che poi si ripeterà negli altri alloggi.
La violenza nell’Università
Il Collettivo, però, non pensa che sia sufficiente visto che, nel questionario Università Si-Cura, il 15,8% degli studenti riportava di aver subito violenze e il 32,5% di aver assistito all’uso di linguaggio violento. In conclusione del post, hanno anche scritto:
“Da questi “spiacevoli fatti”, oltre la rabbia e la delusione, ci rimangono molte domande: perché non tutt3 l3 student3 di Ca’ Foscari non sono stat3 informat3 della molestia?
Perché l’università non propone un’azione concreta di risposta, visto che ha i mezzi?
Oltre a una risposta consecutiva ai fatti, infine, quando verranno messi a disposizione della comunità accademica degli strumenti che prevengano queste situazioni?”.
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