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Auto di lusso, scoperta frode milionaria: smantellato gruppo criminale che operava in provincia di Treviso

Nei guai un veneziano, C.M. residente nel Trevigiano, noto nel mondo del commercio di veicoli, e una donna di nazionalità rumena.

Auto di lusso, scoperta frode milionaria: smantellato gruppo criminale che operava in provincia di Treviso
Venezia, 24 Giugno 2020 ore 17:55

Scoperti dalla Polizia stradale di Treviso. Numerose perquisizioni e sequestri.

Un veneziano e una rumena nei guai

La sezione Polizia stradale di Treviso, nelle prime ore della mattinata di ieri, martedì 23 giugno 2020, ha dato esecuzione a numerosi provvedimenti di perquisizione e sequestro nella provincia di Treviso, presso abitazioni private, studi di pratiche auto e autorivendite, tutti riconducibili ad un gruppo criminale individuato e capeggiato da un veneziano, C.M. residente nel Trevigiano, noto nel mondo del commercio di veicoli, e da una donna di nazionalità rumena (C.E.)., ormai da anni residente in Italia, anche lei operante nello stesso settore.

Eludevano il dovuto pagamento dell’Iva

Le indagini condotte dalla Polizia stradale, in stretta collaborazione con la sezione Antifrode e Controlli dell’Agenzia delle Dogane e Monopoli di Treviso, hanno permesso di scoprire che il 56enne veneziano e la 43enne rumena, attraverso due autorivendite della provincia di Treviso ed una fitta rete di collaboratori (12 in tutto le persone indagate), avrebbero acquistato in Germania presso concessionarie circa 60 autovetture di lusso (tra cui marchi come Porsche, Maserati, Jaguar, Mercedes, BMW, Audi, Alfa Romeo e altre), per un valore economico complessivo stimato in circa 2 milioni di euro. Una volta acquistate le autovetture, per il tramite della rete di collaboratori, tra cui la stretta partecipazione di un’agenzia pratiche auto di Treviso e una di Palermo, queste venivano immatricolate in Italia mediante false fatture e false autocertificazioni presentate presso le motorizzazioni civili di Treviso, Palermo, Catanzaro, Roma, a nome e per conto degli acquirenti finali, i quali risultavano aver acquistato in prima persona, in qualità di acquirenti privati, i veicoli omettendo il passaggio dalle autorivendite italiane importatrici reali. Tale sistema avrebbe consentito al gruppo individuato di non assolvere il dovuto versamento dell’Iva sulle transazioni, ricaricandole successivamente, traendone così un ulteriore e ingiusto profitto, sulle fatture di vendita che venivano consegnate in mano agli acquirenti finali.

Le “frodi carosello”

L’indagine intrapresa dalla Polizia stradale si inserisce nel più ampio e largamente diffuso fenomeno delle cosiddette “frodi carosello”, ovvero quei meccanismi fraudolenti il cui scopo è aggirare la normativa in materia di Iva, in modo tale da permettere ai truffatori di proporre sul mercato nazionale prodotti, nel caso specifico autovetture, a prezzi particolarmente concorrenziali, grazie alla fraudolenta eliminazione della componente aggiuntiva dell’Imposta, di fatto non assolta, mediante la produzione di false fatturazioni e false attestazioni a Pubblico ufficiale.

Il meccanismo

Tale tipologia di reato appare facilmente attuabile in una provincia come quella di Treviso, in cui vengono importate e nazionalizzate oltre 6mila autovetture l’anno. Infatti nel corso degli ultimi anni, la provincia di Treviso ha visto, nel mondo del commercio di veicoli, una sempre più crescente tendenza, a rivolgersi al mercato estero per l’approvvigionamento di autovetture principalmente di alta gamma per la convenienza di tale operazione. I motivi di ciò sono da ricercare nel prezzo di acquisto spesso inferiore a quello italiano, un regime fiscale spesso molto più conveniente per le vetture aziendali, costi di manutenzione che, dopo i primi anni, all’estero, salgono molto più che in Italia, con il risultato che è molto più conveniente rivendere il veicolo dopo breve tempo prima che lo steso si svaluti troppo. Di fatto il commerciante italiano che fa derivare i suoi profitti dalla compravendita di veicoli provenienti da altri paesi europei, tende a crearsi una rete capillare di broker oltre confine al fine di accaparrarsi i veicoli migliori al più basso costo per poi rivenderli in Italia. Nella maggior parte dei casi i veicoli esteri vengono acquistati in stock oppure da un unico fornitore di fiducia che procura al commerciante italiano richiedente il veicolo conforme alle esigenze del richiedente finale al più basso costo ottenendo così un maggiore margine di guadagno rispetto al mercato interno. Il commerciante, una volta acquistato il veicolo immatricolato all’estero, in occasione della sua nazionalizzazione, ovvero alla reimmatricolazione nel territorio italiano, deve però procedere al versamento dell’Iva dovuta. La squadra di Polizia giudiziaria della sezione della Polizia stradale di Treviso svilupperà, sulla scorta delle perquisizioni e sequestri effettuati, ulteriori e più approfonditi accertamenti che porteranno senza dubbio ad ampliare l’attività già intrapresa con nuovi riscontri e la probabile implicazione di altri soggetti.

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