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Marghera un’altra azienda sparisce dal petrolchimico: stavolta è l’Altuglas

I sindacati e le aziende rimaste stanno spingendo per una riconversione, magari anche per ospitare gli impianti per l'IA

Marghera un’altra azienda sparisce dal petrolchimico: stavolta è l’Altuglas

Il porto di Marghera verrà abbandonato da un’altra azienda, l’Altuglas, ma la sua chiusura non riguarderà solo i 32 dipendenti, ma tutte le altre aziende presenti.

Altuglas chiude, Marghera paga il conto

I dipendenti dell’Altuglas sono partiti ad affrontare la procedura di licenziamento in 51, ma con il passare del tempo sono rimasti in 32. Tuttavia, nella giornata di lunedì 17 marzo 2026, l’incontro al Ministero del Lavoro a Roma non è riuscita a trovare un’offerta per lo stabilimento, segnando così un altro gradino verso il basso per il porto di Marghera.

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Porto Marghera – Clicca per navigare

Di fatto, non è la prima azienda che chiudo, soprattutto che si occupava di petrolchimico. In particolare, fino a dieci anni fa erano circa 10mila gli impiegati a Marghera, oggi sono rimasti in circa mille. Ma se continuerà così, non sarà possibile far nulla per salvare quelli che rimangono.

Infatti, quest’altra chiusura andrà a ricadere sulle altre aziende rimaste. Dovendo pagare una quota in più del Spm, Servizio di Porto Marghera, alcune delle industrie potrebbero non permettersi più di pagare il sistema sanitario, il presidio anti-incendio e le attività di medicina del lavoro.

Inoltre Altuglas riforniva di ammoniaca la 3V Sigma, che d’ora in poi sarà costretta a comprarla altrove.

Servono proposte per riabilitare il porto

I sindacati è ormai da tempo che chiedono una riconversione del porto, ma in modo strategico. Infatti, in uno degli ultimi comunicati stampa pubblicato dalla Cgil Venezia viene descritta come unica alternativa al turismo:

“La riconversione di Porto Marghera deve essere fondata in modo chiaro su industria, manifattura, logistica e porto. Non è accettabile alimentare ipotesi che, di fatto, prefigurano il superamento di questo modello produttivo. Perché proprio quel modello – innovato e riconvertito – rappresenta oggi l’unica alternativa reale alla monocoltura turistica, che sta impoverendo il lavoro, restringendo le opportunità e indebolendo il tessuto sociale della città e dell’intero territorio metropolitano”.

Di fatto, in molti temono che Marghera possa rimanere indietro se confrontata con gli altri porti, come Trieste e Ravenna o come Koper e Rijeka.

Per questo motivo, una possibile soluzione, sarebbe quella di riconvertire gli stabilimenti ormai vuoti in poli per l’Intelligenza Artificiale:

“Serve misurarsi concretamente con prospettive che possano generare lavoro stabile e qualificato, a partire dall’ipotesi di candidare Marghera a polo italiano dell’intelligenza artificiale, dando al tempo stesso piena concretezza al polo del riutilizzo e del riciclo e all’utilizzo delle aree per nuove, qualificate e sostenibili attività industriali. Al contrario, vanno evitate proposte campate in aria, prive di una reale sostenibilità industriale e occupazionale, come l’idea di trasformare Porto Marghera in un campo agrivoltaico”.