La società InvestCloud Italy ha comunicato ufficialmente a Federmeccanica, Confindustria Veneto Est e alle sigle sindacali l’avvio della procedura di licenziamento collettivo per l’intero organico di Marghera.

Multinazionale di servizi digitali chiude la filiale a Marghera, in 37 a casa
Il provvedimento colpisce 37 professionisti del settore fintech, impiegati nell’unica sede italiana del gruppo. La proprietà americana ha motivato la scelta con una ristrutturazione globale che prevede il superamento delle strutture territoriali autonome in favore di sistemi integrati gestiti tramite intelligenza artificiale, rendendo il precedente schema operativo non più sostenibile secondo i vertici aziendali.
Nella nota trasmessa alle parti sociali il 9 marzo 2026, la dirigenza ha spiegato che il mantenimento di team locali dislocati in diverse giurisdizioni ha generato duplicazioni e ridotto le economie di scala. L’accelerazione tecnologica degli ultimi diciotto mesi ha spinto la multinazionale a investire in soluzioni software scalabili e replicabili, concentrando le attività in pochi centri di eccellenza mondiali.
Secondo la visione aziendale, l’integrazione dell’intelligenza artificiale nei processi di gestione del patrimonio (Digital Wealth) permette di ottenere incrementi di produttività non raggiungibili con il modello “su misura” finora adottato a Venezia.
La denuncia dei sindacati
La decisione ha suscitato forte preoccupazione tra i lavoratori. I rappresentanti di Fim Cisl sottolineano la necessità di nuove regolamentazioni per arginare un fenomeno che rischia di estendersi a tutto il comparto ICT.
“Il caso della InvestCloud Italy (Ex Finantix) di Marghera dimostra in modo pratico come la “Transizione” tecnologica impatti pesantemente nel lavoro e oggi sempre più anche nel settore metalmeccanico travolgendo quell’idea di giustizia sociale, tutela a occupazionale e impresa locale per cui tutti i giorni combattiamo“, ha commentato il Segretario generale della Fim Cisl Venezia, Matteo Masiero.

È evidente che quando si trattano beni immateriali e servizi i vincoli di spazio e tempo vengono meno e con essi viene messo in discussione tutto l’impianto delle tutele contrattuali, dal costo del lavoro, al salario, alle protezioni sociali. Il fatto che queste condizioni portino ad una mobilità del lavoro globale ci costringe a confrontarci con modelli molto differenti da quello che conosciamo.
Serve che si operino azioni e si definiscano nuove regolamentazioni per arginare un fenomeno che rischia di allargarsi in tutto il settore dell’ICT (Information and Communication Technology). Come Fim Cisl Venezia incontreremo i lavoratori e, successivamente, metteremo in capo tutte le azioni a nostra disposizione a tutela dell’occupazione anche attraverso il coinvolgimento dell’unità di crisi della Regione”.
Contemporaneamente, Cgil e Fiom hanno richiesto l’apertura immediata di un tavolo istituzionale. Le organizzazioni dei lavoratori ritengono che la vicenda rappresenti un precedente critico per il modello di sviluppo del territorio, ponendo il tema dell’impatto dell’automazione sui livelli occupazionali al centro del dibattito pubblico e politico.