PRECIPITATA

Inciampo di Beatrice Venezi, licenziata in tronco dal Teatro La Fenice di Venezia

A un giornale argentino ha sostanzialmente dato dei raccomandati agli orchestrali e il sovrintendente ha revocato l'incarico

Inciampo di Beatrice Venezi, licenziata in tronco dal Teatro La Fenice di Venezia

Venezi-Venezia, il caso è chiuso. Forse sì, forse no. Di sicuro c’è che, almeno formalmente e dopo un mare di polemiche, tra la direttrice d’orchestra e la Fondazione Teatro La Fenica ogni rapporto è ora venuto a cessare.

La Fondazione ha infatti deciso di interrompere ogni futura collaborazione con la direttrice d’orchestra Beatrice Venezi.

Beatrice Venezi

La scelta è stata comunicata ufficialmente dal sovrintendente Nicola Colabianchi, che ha motivato la decisione con alcune dichiarazioni pubbliche della musicista ritenute particolarmente gravi e incompatibili con i valori dell’istituzione.

Fine del rapporto con Venezi, la nota della Fondazione

Secondo la nota diffusa dalla Fondazione, le affermazioni della direttrice (Venezi aveva parlato di un clima di nepotismo all’interno dell’orchestra durante un’intervista a un giornale argentino) sono state giudicate offensive nei confronti del livello artistico e della professionalità dell’orchestra veneziana.

Per questo motivo, si è ritenuto impossibile proseguire il rapporto, anche per garantire il rispetto dovuto ai professori d’orchestra e preservare un clima di collaborazione basato su fiducia reciproca ed eccellenza.

Beatrice Venezi

Un lungo braccio di ferro, le tappe della vicenda

All’origine della rottura vi sono alcune dichiarazioni rilasciate da Venezi al quotidiano argentino La Nación.

Nell’intervista, la direttrice aveva descritto l’orchestra come un ambiente in cui le posizioni tenderebbero a trasmettersi “di padre in figlio”, contrapponendo la propria esperienza personale — priva, a suo dire, di appoggi — a quella di altri direttori.

Venezi aveva anche rivendicato anche un ulteriore “status quo”, ovvero dirigere stabilmente il teatro, oltre alla volontà di introdurre alcuni cambiamenti, sostenendo che la resistenza al rinnovamento “avrebbe compromesso il futuro delle istituzioni culturali”.

Nepotismo? Le reazioni dei lavoratori

Parole che hanno suscitato una reazione immediata sia da parte della dirigenza sia dei lavoratori.

Già in precedenza infatti Colabianchi aveva preso le distanze da tali affermazioni, ribadendo la qualità e il prestigio dell’orchestra.

Ancora più netta la posizione dei rappresentanti dei dipendenti, che hanno definito le dichiarazioni false e lesive della dignità professionale dei musicisti, ricordando come l’accesso all’orchestra avvenga esclusivamente tramite selezioni pubbliche internazionali basate sul merito.

Secondo i lavoratori, simili prese di posizione minano le basi di un rapporto fiduciario indispensabile per qualsiasi collaborazione artistica e rappresentano un attacco all’identità stessa della Fondazione.

Il commento del Ministro Giuli

Sulla vicenda è intervenuto anche il Ministro della Cultura Alessandro Giuli, che ha sottolineato come la decisione sia stata presa in piena autonomia dal sovrintendente, esprimendogli al contempo piena fiducia.

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Il Ministro Alessandro Giuli

Il Ministro ha inoltre auspicato che questa scelta contribuisca a superare tensioni e polemiche, nell’interesse del teatro e della città di Venezia.

Le altre reazioni dal mondo della politica e dei sindacati

La vicenda ha rapidamente assunto anche una dimensione politica.

Il senatore Luca Pirondini, capogruppo del Movimento 5 Stelle a Palazzo Madama ha criticato i tempi della decisione, sostenendo che l’interruzione del rapporto sarebbe dovuta arrivare prima.

Luca Pirondini, senatore del Movimento 5 Stelle
Luca Pirondini, senatore del Movimento 5 Stelle

Sulla stessa linea il segretario della CGIL di Venezia Daniele Giordano, che ha definito la scelta inevitabile ma tardiva.

Daniele Giordano, segretario della Cgil Venezia

Di segno più politico l’intervento di Irene Manzi, capogruppo  del Partito Democratico in commissione Cultura alla Camera:

Irene Manzi, capogruppo del Pd in Commissione Cultura alla Camera

“Questa vicenda, nel suo complesso, si presenta come il risultato di una gestione discutibile delle politiche culturali, è il risultato di una scelta politica imposta dall’alto, senza ascolto del mondo della musica e della lirica”.