SENTENZA DELLA CASSAZIONE

Ha insegnato 4 anni su 20 di carriera: prof di Chioggia destituita

L'incredibile vicenda di Cinzia Paolina De Lio, che però promette battaglia: "Ricostruirò personalmente la vicenda"

Ha insegnato 4 anni su 20 di carriera: prof di Chioggia destituita
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Un caso clamoroso. Un'insegnante che è risultata assente per 20 anni su 24 di servizio dal posto di lavoro. E anche nei periodi di presenza ha mostrato "inettitudine permanente e assoluta". E così è stata destituita dall'incarico. Ora è (forse) arrivata la parole fine sulla vicenda di Cinzia Paolina De Lio, con una sentenza della Corte di Cassazione che ha bocciato il ricorso della donna contro il Ministero dell'Istruzione. L'incredibile vicenda è avvenuta a Chioggia, nel Veneziano, e sta facendo discutere in tutta Italia.

Ha insegnato 4 anni su 20 di carriera: prof di Chioggia destituita

La protagonista di questa assurda storia è Cinzia Paolina De Lio,  professoressa di una scuola superiore di Chioggia, in provincia di Venezia. Gli accertamenti sul suo conto hanno permesso di stabilire che nei primi dieci anni di carriera è stata praticamente sempre assente, mentre nei successivi 14 è stata in malattia per la gran parte del tempo. In totale ha passato sul posto di lavoro soltanto quattro anni su 24...

Chi è Cinzia Paolina De Lio

Classe 1957, originaria di Reggio Calabria, Cinzia Paolina De Lio è insegnante di Storia e Filosofia, giornalista pubblicista, diplomata in pianoforte, lauree in Lettere e Filosofia con valutazione di 110 e lode (come scritto sul suo profilo Linkedin) e varie specializzazioni.

Ha insegnato - tra gli altri posti - anche a Chioggia e Trieste, dove ha lavorato pure presso la Scuola allievi di Polizia.

Insegnante destituita: la vicenda

La vicenda nasce nel 2015 quando il Ministero aveva deciso di sospendere la donna a seguito di un'ispezione nella scuola. L'accusa era di "assoluta e permanente inettitudine alla docenza".

L'ispezione aveva permesso di ricostruire come la professoressa in aula (quando c'era) non prestasse la dovuta attenzione agli studenti durante le interrogazioni (pare mandasse continuamente messaggi con il cellulare e chiacchierasse con altri ragazzi non interrogati). Inoltre, erano risultati "l'assenza di criteri sostenibili nell'attribuire voti, la non chiarezza e confusione nelle spiegazioni, l'improvvisazione, la lettura pedissequa del libro di testo preso in prestito dall'alunno, l'assenza di filo logico nella sequenza delle lezioni, l'attribuzione di voti in modo estemporaneo e  umorale, la pessima modalità di organizzazione e predisposizione delle verifiche".

Il Ministero dunque nel 2017 aveva avviato il procedimento di destituzione, ma lei aveva fatto ricorso.

Nel 2018 il giudice del lavoro del Tribunale di Venezia si era detto contrario alla decisione del Miur, ritenendo l'ispezione troppo breve per decidere un provvedimento così impattante, nonostante fossero comunque emerse "la disorganizzazione e faciloneria della docente".  Il Ministero si è poi rivolto alla Corte d’Appello di Venezia che ha rigettato la domanda della lavoratrice.

La libertà di insegnamento

La docente, da parte sua, ha invocato la libertà di insegnamento per giustificare il suo atteggiamento. Ma non ha convinto la Suprema Corte, che con il verdetto 17897 della Sezione Lavoro, ha rigettato la sua richiesta:

"La libertà didattica comprende una autonomia nella scelta di metodi appropriati di insegnamento, ma questo non significa che l'insegnante possa non attuare alcun metodo o che possa non organizzare e non strutturare le lezioni".

"Nei registri riportati nei verbali  era documentato il fatto che la docente, su 24 anni di insegnamento, risultava essere stata assente per complessivi 20 anni (i primi 10 totalmente assente e per i residui 14 era in gran parte in malattia, da 40 a 180 giorni per anno), totalizzando, in definitiva, un totale cumulativo di 4 anni di insegnamento che rendeva impossibile esaminare periodi più lunghi di quelli oggetto di ispezione (5 mesi nel 2015, gli unici lavorati, idem febbraio 2016)".

"Ricostruirò personalmente la vicenda"

Contattata da Repubblica, la donna ha però promesso battaglia riguardo alla conferma della destituzione dall'incarico:

“Ricostruirò la verità dei fatti di questa vicenda assolutamente unica e surreale. Voglio gestire personalmente l’aspetto mediatico della vicenda  in quanto giornalista pubblicista".

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