A Mestre sono attese tra le 4mila e le 5mila persone per la celebrazione della fine del Ramadan, l’Eid al-Fitr. L’evento si terrà in via Giustizia, nell’area dell’ex segheria, con inizio previsto alle 9 del mattino. La data sarà definita in base al calendario lunare tra giovedì 19 e venerdì 20 marzo 2026.

Attese cinquemila persone a Mestre per la festa di fine Ramadan
Si tratta della prima volta che la comunità utilizza questo spazio, dopo gli anni precedenti al parco del Piraghetto. L’area, di circa 8mila metri quadrati, è stata organizzata per ospitare i fedeli con spazi distinti.
Sono previste zone separate per la preghiera di uomini e donne, un’area dedicata ai bambini con giochi e uno spazio per la condivisione dei pasti legati alla fine del digiuno. Saranno presenti anche bancarelle alimentari, organizzate in aree distinte.
Particolare attenzione è stata dedicata alla gestione degli accessi e dei parcheggi. I partecipanti che arriveranno in auto saranno indirizzati verso il parcheggio scambiatore sotto la tangenziale. Da lì sarà possibile raggiungere l’area in pochi minuti. È previsto anche un servizio di accoglienza per coordinare i flussi e indirizzare i veicoli.
La comunità ha organizzato un servizio di navette con pulmini da nove posti in partenza da Marghera, Favaro e dall’inizio di via Torino. L’area è raggiungibile anche tramite il sottopasso ciclopedonale da via Trento.
Il progetto della futura moschea
L’area di via Giustizia è destinata a ospitare la futura moschea, per il quale è stato avviato l’iter progettuale. Il progetto, denominato “Grand Mosque and Islamic Center of Italy”, prevede la realizzazione di una moschea con un investimento stimato di circa 15 milioni di euro.

Attualmente è in corso la raccolta fondi e sarà presentata in Comune la richiesta di variante urbanistica necessaria alla realizzazione dell’opera.
Tensioni con Forza Nuova
Nei giorni scorsi l’area è stata anche al centro di tensioni legate a un blitz serale di attivisti di Forza Nuova davanti ai cancelli dell’ex segheria.
Il gruppo si è presentato con megafoni e cartelli contestando il progetto della moschea e cercando il confronto con i presenti. L’intervento delle forze di polizia ha impedito il contatto diretto tra manifestanti e comunità bengalese.
Durante la protesta sono stati espressi attacchi politici e critiche al progetto del luogo di culto. Dal lato opposto, il referente della comunità ha ribadito il diritto alla libertà religiosa garantito dalla Costituzione e ha respinto le contestazioni.