Dal 9 maggio

Alla Biennale d’Arte di Venezia 2026 saranno presenti anche i padiglioni di Russia, Israele e Iran

La 61esima edizione accoglie 99 nazioni senza censure nonostante i conflitti globali

Alla Biennale d’Arte di Venezia 2026 saranno presenti anche i padiglioni di Russia, Israele e Iran

La Fondazione Biennale di Venezia ha ufficializzato l’elenco dei partecipanti per l’edizione numero 61, intitolata “Minor Keys“. La rassegna, che aprirà al pubblico il 9 maggio 2026, si distingue per la presenza di tutti i Paesi attualmente coinvolti in scenari di guerra, inclusi Russia, Israele e Iran. La decisione riflette la linea dell’istituzione lagunare di mantenere l’arte come territorio di confronto libero da barriere politiche.

Il ritorno della Russia e la nuova sede per Israele

Dopo tre anni di assenza dovuti al rifiuto degli artisti di esporre in segno di protesta per l’invasione dell’Ucraina, la Russia riapre il proprio spazio ai Giardini con la collettiva “The tree is rooted in the sky”.

Parallelamente, Israele torna a esporre dopo la chiusura del 2024.

Il cartello sulle vetrate del Padiglione di Israele nel 2024

A causa di lavori di restauro nel padiglione originario, il Ministero della Cultura israeliano ha ottenuto nuovi spazi presso l’Arsenale, dove saranno collocate le sculture di un artista di origini romene.

La protesta

La partecipazione israeliana ha sollevato critiche da parte del gruppo Art not genocide alliance, che ha presentato una petizione sottoscritta da 125 operatori del settore per chiederne l’esclusione. Le tensioni geopolitiche interessano anche altri padiglioni, come quello dell’Australia, che ha reintegrato un autore di origini libanesi precedentemente escluso.

Il Prefetto di Venezia, Darco Pellos, ha confermato un potenziamento del livello di vigilanza e controllo su tutto il territorio veneziano, in coordinamento con l’organizzazione della mostra, per garantire la sicurezza delle sedi espositive.

Venezia come ponte culturale

La Fondazione ha ribadito il rifiuto di ogni forma di censura, definendo Venezia una città aperta alla libertà artistica e alla vicinanza fra i popoli.

“Di fronte alle comunicazioni e alle richieste di partecipazione dei Paesi, La Biennale di Venezia esclude qualsiasi forma di chiusura o di censura della cultura e dell’arte. La Biennale, e così la città di Venezia, si confermano luogo di dialogo, apertura e libertà artistica, favorendo la vicinanza fra i popoli e le culture e auspicando sempre la fine dei conflitti e delle sofferenze”.

Oltre alle sedi ufficiali di Giardini e Arsenale, la città ospiterà eventi collaterali come il Palestine Museum US a Palazzo Mora, confermando la volontà di rappresentare la complessità dello scenario internazionale contemporaneo.