Il ritorno è avvenuto senza annunci pubblici, con discrezione e gesti quotidiani. Dopo 423 giorni di detenzione nel carcere venezuelano di El Rodeo I, Alberto Trentini è tornato al Lido di Venezia, dove è nato e cresciuto, iniziando a riappropriarsi della sua routine tra famiglia, amici e luoghi familiari.
Il cooperante umanitario, liberato l’11 gennaio 2026, è rientrato stabilmente in laguna nei primi giorni di febbraio.
Alberto Trentini torna al Lido di Venezia
Operatore nel settore della cooperazione internazionale, Trentini era stato arrestato in Venezuela e detenuto per oltre un anno, con comunicazioni limitate con l’esterno. La sua vicenda aveva suscitato una mobilitazione diffusa al Lido, con iniziative pubbliche, fiaccolate e campagne di sensibilizzazione promosse da cittadini, associazioni e realtà culturali.

Il ritorno a Venezia è avvenuto lunedì 2 febbraio 2026, dopo alcune settimane trascorse da parenti. Tra i primi momenti, l’incontro con il padre Ezio, che dalla scarcerazione lo aveva potuto vedere solo in videochiamata.
Dopo 423 giorni di prigionia
Nei 423 giorni trascorsi in carcere, come ha raccontato nell’intervista a Che Tempo Che Fa, Trentini ha vissuto in celle di piccole dimensioni e in condizioni igieniche precarie, con isolamento e privazioni. Parte di quell’esperienza è stata raccontata pubblicamente nei giorni scorsi anche in televisione.
Riflettendo sul significato della libertà, aveva richiamato concetti come stato di diritto, separazione dei poteri, diritti e doveri, associando però l’idea più immediata a un’immagine semplice: il tramonto sulla laguna veneziana.
Il ritorno alla normalità tra gesti semplici
Il rientro passa ora da attività ordinarie: pedalare lungo l’isola, rivedere i luoghi abituali, sottoporsi ai controlli dal medico di famiglia. Per strada non sono mancati sorrisi e strette di mano da parte di residenti che lo hanno riconosciuto dopo mesi di campagne con striscioni e bandiere a suo nome.