Immagina di star camminando scalzo per casa e all’improvviso colpisci col mignolo del piede un mobiletto. Il dolore provato è tanto grande da farti non solo urlare fortissimo, ma anche, come si dice in questi casi, “tirare giù tutti i santi del calendario”. Insomma, in alcune circostanze, lasciarsi andare a bestemmie è purtroppo una prassi automatica, soprattutto in alcune regioni d’Italia…
Nello Stivale, insomma, per sfogare emozioni e stati d’animo (di ogni tipo, prevalentemente rabbia, ma anche tristezza, felicità o stupore) in tanti ricorrono alle bestemmie, arrivando al punto estremo di usarle come intercalare nella loro parlata quotidiana. Un fenomeno di malcostume, che ovviamente la Chiesa e le più alte cariche delle istituzioni cattoliche cercano di contrastare in ogni maniera, specialmente negli oratori, educando i più giovani a non dirle.
E proprio per parlare di questo argomento, nella giornata di giovedì 12 marzo 2026, in piena Quaresima di Pasqua, nella parrocchia Santo Stefano di San Stino di Livenza, il parroco don Alberto Arcicasa ha voluto celebrare la messa delle 17,45 come forma di riparazione alle bestemmie nel territorio e alle offese alla Chiesa.
La messa contro le bestemmie
Una versione dell’Adorazione al Santissimo sicuramente curiosa, che ha fatto chiacchierare il paese, ma che alla fine è stata piuttosto partecipata. Come riferito da La Nuova Provincia, una cinquantina i fedeli presenti alla messa, dato che non si riscontra così spesso nelle celebrazioni feriali.
Durante la cerimonia, il parroco ha riferito che bestemmiare Dio equivale a “essere complici di scelte che non seguono il Vangelo“. Prima di finire la messa, don Alberto Arcicasa ha passato in rassegna tutti i luoghi in cui la bestemmia scappa troppo facilmente: social, tavolini dei bar, fabbriche, discoteche, locali notturni. In tutti questi posti “sia benedetto il nome di Dio“, ha detto il parroco assieme ai fedeli.
Don Alberto Arcicasa
Don Alberto Arcicasa, però, non è nuovo a iniziative di questo tipo.

Lo scorso Halloween, ad esempio, proprio come gli anni precedenti, il prete ha aperto la chiesa durante la sera per consentire ai fedeli di stare in raccoglimento. Il parroco lo aveva fatto per opporsi al frastuono della festività importata dall’America, che cade in concomitanza con il Ponte dei morti e dei santi.
Nel bollettino parrocchiale del 2023, il prete aveva scritto:
“È grave abituare le nuove generazioni al culto dell’orrore e della violenza. Rifiutiamo questa cultura del vuoto, del diavolo, della paura mascherata da modernità e del consumismo”.
Dal 2012, inoltre, don Alberto Arcicasa è stato nominato esorcista della diocesi Concordia Pordenone, con incarico dal vescovo. Esperto in materia di spiriti e ombre dell’Aldilà, il parroco è membro dell’Associazione Internazionale Esorcisti (Aie).