La polemica

 22 paesi contro la partecipazione della Russia alla Biennale, Giuli contro il presidente Buttafuoco

Lettera di ministri europei al presidente Pietrangelo Buttafuoco contro il ritorno del padiglione russo alla mostra d’arte del 2026

 22 paesi contro la partecipazione della Russia alla Biennale, Giuli contro il presidente Buttafuoco

L’annuncio della partecipazione della Russia alla Biennale Arte 2026 a Venezia ha sollevato diverse polemiche. Se inizialmente è stata l’Ucraina a chiedere l’esclusione della Russia dalla 61ª Esposizione internazionale d’arte, ora sono ben ventidue Paesi dell’Unione Europea a opporsi con una lettera al presidente della Biennale di Venezia, Pietrangelo Buttafuoco, e ai membri del Consiglio di amministrazione.

22 paesi contro la partecipazione della Russia alla Biennale

Il documento, firmato da ministri della Cultura e degli Affari esteri, riguarda la mostra che Mosca intende organizzare nel proprio padiglione nazionale durante la 61ª Esposizione internazionale d’arte, in programma a Venezia dal 9 maggio al 22 novembre 2026.

Nel testo i firmatari richiamano i “comuni valori europei – libertà artistica e libertà di espressione, e rispetto della dignità umana”, ricordando che la Biennale rappresenta da oltre un secolo “una delle più prestigiose espressioni di libertà artistica al mondo”.

La lettera sottolinea inoltre che “la cultura non è separata dalle realtà sociali e politiche, ma contribuisce a plasmare il modo in cui le persone comprendono il mondo, ciò a cui attribuiscono valore e come scelgono di agire”.

La posizione della Fondazione Biennale

Nei giorni precedenti la Fondazione aveva chiarito il meccanismo di partecipazione dei Paesi all’esposizione.

In una nota ufficiale l’istituzione veneziana ha spiegato che “sono i Paesi riconosciuti dalla Repubblica Italiana che chiedono autonomamente di partecipare alle mostre della Biennale, con semplice comunicazione qualora il Paese sia proprietario di un padiglione ai Giardini, come nel caso della Russia”.

Secondo la Fondazione, Mosca ha comunicato la partecipazione alla 61ª Esposizione tramite il proprio commissario nazionale e la Biennale “ha preso atto della comunicazione e non impedisce a nessun Paese di partecipare”.

L’ultima presenza russa risale al 2019

La Russia non partecipa ufficialmente alla Biennale dal 2019. Nel 2022, dopo l’inizio dell’invasione dell’Ucraina, il padiglione russo ai Giardini fu chiuso al pubblico. Nel 2024 lo spazio espositivo riaprì ma ospitò una mostra della Bolivia, Paese che mantiene relazioni diplomatiche con Mosca. Il padiglione russo è presente ai Giardini dal 1914 ed è di proprietà dello Stato russo.

Le proteste del governo ucraino

Critiche sono arrivate anche da Kiev. Il ministro degli Esteri ucraino, Andrii Sybiha, ha diffuso una dichiarazione in cui invita la Biennale a escludere la partecipazione russa dall’edizione del 2026.

Secondo il responsabile della diplomazia ucraina, una delle principali piattaforme artistiche internazionali non deve diventare un palcoscenico per ripulire l’immagine dei crimini di guerra che la Russia continua a commettere ogni giorno contro il popolo ucraino e il suo patrimonio culturale.

Nel messaggio pubblicato sui social, Sybiha ha accusato Mosca di utilizzare la cultura come strumento di influenza politica e ha criticato la Biennale per quello che considera un passo indietro rispetto al sostegno espresso a Kiev nelle precedenti edizioni.

Il riferimento è alla Biennale del 2022, quando l’istituzione veneziana ospitò ai Giardini un’installazione dedicata all’Ucraina e condannò esplicitamente quella che definì una “brutale invasione da parte del governo russo”.

La condanna della Commissione europea

Una presa di posizione è arrivata anche dalla Commissione europea. La vicepresidente dell’Commissione europea, Henna Virkkunen, e il commissario alla Cultura, Glenn Micallef, hanno diffuso una nota congiunta.

“Condanniamo fermamente la decisione della Fondazione Biennale di consentire alla Russia di riaprire il suo padiglione nazionale alla sessantunesima Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia del 2026”, dichiarano i due esponenti dell’esecutivo europeo.

Secondo Bruxelles, la scelta non sarebbe compatibile con la risposta collettiva dell’Ue alla brutale aggressione della Russia. La Commissione ha inoltre avvertito che, se la decisione dovesse essere confermata, potrebbero essere valutate “ulteriori azioni”, tra cui la sospensione o la cessazione di una sovvenzione europea alla Fondazione.

Giuli contro il presidente Buttafuoco

Sul caso è intervenuto anche il ministro della Cultura Alessandro Giuli, che ha commentato in un videomessaggio la partecipazione della Federazione russa alla Biennale di Venezia.

Alessandro Giuli

“Ritengo che l’arte di un’autocrazia sia libera soltanto nella misura in cui sia dissidente rispetto a quella autocrazia”.

Il responsabile del dicastero ha spiegato che il padiglione della Russia sarà aperto “contrariamente all’opinione del governo italiano”. Una decisione che, ha precisato, dipende dalla “libera e autonoma scelta della Biennale che siamo tenuti a rispettare”.

Giuli ha quindi aggiunto che “quando l’arte è scelta dai vertici di uno Stato autocratico non ha la libertà consentita alla pura espressione artistica”, un’espressione che – secondo il ministro – il popolo dell’Ucraina vede “ogni giorno calpestata dalle bombe della Russia”.

Il presidente della Fondazione, Pietrangelo Buttafuoco, ha difeso pubblicamente la scelta sostenendo che la Biennale debba restare uno spazio di confronto tra nazioni.

Pietrangelo Buttafuoco

Secondo il giornalista e saggista, la manifestazione può rappresentare una forma di tregua culturale anche tra Paesi coinvolti in conflitti. Buttafuoco ha inoltre dichiarato che il governo italiano sarebbe stato informato della decisione e che esiste un confronto costante con il ministro della Cultura.

Due giorni dopo le dichiarazioni del presidente della Biennale, il Ministero della Cultura ha diffuso una nota ufficiale con una ricostruzione diversa. Secondo il dicastero guidato da Giuli, la partecipazione della Federazione Russa è stata decisa esclusivamente dalla Fondazione Biennale, nonostante l’orientamento contrario del governo italiano.

Il videomessaggio del ministro conferma quindi la distanza tra l’esecutivo e la governance dell’istituzione veneziana sulla gestione della presenza russa alla Biennale Arte 2026.