Presa di posizione

73 artisti e curatori scrivono una lettera alla Biennale: “Escludere Russia, Israele e Usa”

Intanto il ministro della Cultura Alessandro Giuli, in merito al ritorno del padiglione russo, ha chiesto di consegnare tutti gli scambi intrattenuti con Mosca dal 2022 a oggi

73 artisti e curatori scrivono una lettera alla Biennale: “Escludere Russia, Israele e Usa”

Sulla Biennale di Venezia 2026 non accenna a placarsi il fuoco delle polemiche. Dopo la decisione del presidente Pietrangelo Buttafuoco di riaprire il padiglione della Russia, a quattro anni dall’inizio della guerra contro l’Ucraina, circostanza che ha incrinato i rapporti con il ministro della Cultura Alessandro Giuli, il quale diserterà l’inaugurazione del prossimo 9 maggio 2026, un nuovo attacco alla Biennale è stato “sferrato” da 73 artisti e curatori coinvolti nella mostra internazionale.

Nelle scorse ore, infatti, è stata diffusa una lettera aperta “urgente”, nella quale viene chiesto di “escludere Russia, Israele e Usa“. Tra i firmatari ci sono anche tre dei cinque autori che devono realizzare la mostra principale “In Minor Keys”.

Cosa si dice nella lettera

Nel documento, come riferito da Adnkronos, viene estesa una precedente richiesta avanzata dal collettivo Art Not Genocide Alliance, includendo tutti i “regimi attualmente responsabili di crimini di guerra“.

I 73 firmatari si sono esposti vicino “alle popolazioni colpite da violenze sistemiche, disuguaglianze e cancellazione“, cioè Palestina, Sudan e Myanmar, dove secondo loro sta avvenendo “genocidio e pulizia etnica“, ma anche Camerun, Congo, Cuba, Iran, Kashmir, Libano, Mozambico, Ucraina, Venezuela, “dove sono in corso violenze, occupazione e guerre“.

A seguito della lettera, il presidente Buttafuoco non ha commentato. Quest’anno, l’istituzione ha ribadito più volte il proprio impegno per la “libertà artistica” e il rifiuto di qualsiasi forma di esclusione o censura.

Pietrangelo Buttafuoco

Riguardo a Israele, lo scorso 13 marzo era stata contestata la sua partecipazione, criticando la posizione di “neutralità” della Biennale. Nel testo, infatti, viene scritto:

“Consentire la partecipazione di governi che stanno attivamente commettendo crimini di guerra, atrocità e genocidio non è neutralità”.

L’artista Belu-Simion Fainaru, che curerà la mostra nel padiglione di Israele, aveva precedentemente replicato, evidenziando la necessità di superare le divisioni politiche:

“L’arte è un luogo per il confronto, non per l’esclusione”.

Per quanto concerne la Russia, invece, i firmatari della lettera riferiscono di mantenere la posizione presa nel 2022 quando, dopo che Mosca si era ritirata dalla Biennale a seguito dell’invasione dell’Ucraina, la mostra aveva informato di non voler collaborare con soggetti legati ad atti di aggressione militare.

Secondo i 73 artisti e curatori, tali principi dovrebbero valere anche per gli Stati Uniti, impegnati nel conflitto con l’Iran.

Il caso Russia

A proposito della partecipazione della Russia, oltre alla minaccia dell’Unione Europea di ritirare finanziamenti pari a 2 milioni di euro, il ministro della Cultura sta continuando a indagare sulla questione.

Alessandro Giuli

Alla Fondazione veneziana, Giulia ha inizialmente chiesto un dossier con tutti i documenti (dalle comunicazioni intercorse tra Biennale e Russia sulla riapertura del Padiglione alla logistica) sul ritorno di Mosca dopo quattro anni di assenza.

Questo materiale, tuttavia, non sarebbe sufficiente. Ecco perché il ministro della Cultura ha chiesto un’integrazione, da consegnare dopo Pasqua: la Biennale deve consegnare tutti gli scambi intrattenuti con la Russia dal 2022, quando cioè è iniziata l’aggressione dell’Ucraina.