L’insediamento di Alessandra Dolci al vertice della Procura di Venezia segna una svolta storica per il distretto lagunare. Dopo un anno e mezzo di vacanza dell’ufficio, la magistrata di origini cremonesi assume la guida come prima esponente di genere femminile a ricoprire tale incarico in Veneto.
Alla cerimonia erano presenti il procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo, il sindaco Luigi Brugnaro e il reggente Roberto Terzo, che ha passato il testimone alla nuova dirigente.
Il programma per riconquistare la fiducia dei cittadini
Il mandato della neo-procuratrice si apre in un clima disteso ma con obiettivi dichiarati molto ambiziosi. Al centro del programma c’è la volontà di riaprire il dialogo con la popolazione, specialmente dopo gli esiti referendari che hanno interessato il comparto giudiziario.
Secondo l’alta funzionaria, la magistratura non deve essere percepita come una casta chiusa: l’apertura e la trasparenza sono gli strumenti principali per ottenere un nuovo credito popolare. Per raggiungere questi risultati, tuttavia, la dirigente ha sottolineato la necessità di nuove risorse, mezzi e personale amministrativo, indispensabili per garantire l’efficienza degli uffici.
La metamorfosi delle organizzazioni criminali nel Nord Italia
L’esperienza maturata dalla guida della Dda di Milano viene ora trasposta nel contesto veneziano. La magistrata evidenzia un cambiamento radicale nelle strategie dei clan: la violenza non è più il linguaggio primario.
“Il ricorso alla forza avviene ormai solo se strettamente necessario”
Ha spiegato la inquirente, sottolineando come i criminali cerchino oggi la legittimazione sociale.
La criminalità organizzata si è adattata perfettamente al sistema economico, offrendo servizi che rispondono al bisogno di evasione fiscale delle imprese, come l’emissione di fatture fittizie e la gestione di crediti d’imposta inesistenti.
Strumenti di prevenzione e monitoraggio del territorio
Il contrasto al riciclaggio si sposta sul terreno del sistema parabancario, con particolare attenzione alle criptovalute, ai money transfer e alle imprese straniere che operano come banche occulte per la raccolta di contanti derivanti dal narcotraffico. In Veneto, un settore particolarmente esposto è quello del turismo e della ristorazione. La procuratrice punta molto sulla prevenzione attraverso lo scambio informativo tra le prefetture e il controllo rigoroso delle auto-certificazioni legate alla Scia. Il monitoraggio di appalti, subappalti e delle cooperative è considerato vitale per intercettare le infiltrazioni nelle catene produttive.
Durante un recente convegno sulla legalità, la dirigente ha rivolto un monito diretto ai giovani che si affacciano sul mercato del lavoro. L’esortazione è quella di mantenere alta la guardia di fronte a proposte economiche fuori mercato, che spesso nascondono l’ombra della criminalità.
Per la magistrata, la legalità deve essere vissuta come un valore etico, non solo come un insieme di norme da rispettare. La responsabilità individuale nella scelta tra il vantaggio immediato e il bene comune resta, secondo il nuovo capo della Procura, l’unico vero argine contro la penetrazione mafiosa nel tessuto sociale.