L’Ucraina ha richiesto formalmente l’esclusione della Russia dalla prossima Mostra Internazionale d’Arte di Venezia, la cui apertura è prevista per il 9 maggio 2026.
La sollecitazione giunge a pochi giorni dall’annuncio ufficiale dell’elenco dei novantanove Paesi partecipanti, tra i quali figurano anche Russia, Iran e Israele.
L’Ucraina chiede l’esclusione della Russia dalla Biennale d’Arte
La presidenza della Biennale aveva precedentemente chiarito che ogni Stato riconosciuto dalla Repubblica Italiana possiede l’autonomia per richiedere la propria presenza, ribadendo il ruolo della rassegna come spazio di confronto e libertà artistica.
Sulla questione è intervenuto il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, precisando attraverso una nota la contrarietà del Governo alla presenza della delegazione russa, pur sottolineando l’autonomia decisionale dell’ente veneziano. Il presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, ha richiamato il concetto della Tregua Olimpica, auspicando che l’evento possa rappresentare un momento in cui il dialogo tra i popoli prevalga sui conflitti bellici. L’organizzazione ha inoltre ribadito il rifiuto di ogni forma di censura, definendo Venezia un luogo deputato alla libera espressione.
Le proteste
Il collettivo russo Pussy Riot ha annunciato l’intenzione di inscenare manifestazioni di dissenso contro la partecipazione del proprio Paese d’origine.
Secondo le attiviste, i regimi autoritari utilizzerebbero le manifestazioni artistiche internazionali per legittimare e normalizzare l’esercizio del proprio potere. La controversia si inserisce in un dibattito più ampio che coinvolge non solo le istituzioni culturali ma anche il mondo dello sport, in merito all’opportunità di imporre veti o sanzioni alle rappresentanze nazionali in contesti di crisi internazionale.