L’alternanza tra attività in sede e smart working rappresenta ormai una condizione strutturale per il mercato occupazionale contemporaneo. Una ricerca condotta dalla School of Management dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, sostenuta da fondi europei, ha analizzato come questa formula influenzi l’efficienza dei processi interni e la gestione delle risorse umane, evidenziando che il rientro totale in ufficio non risulta più una strategia percorribile per molte realtà produttive.
Le nuove priorità nelle fasi di selezione del personale
Le dinamiche di reclutamento hanno subito una trasformazione radicale nel periodo successivo all’emergenza sanitaria. Secondo quanto rilevato dagli accademici veneziani, i profili professionali che affrontano i colloqui di selezione considerano la flessibilità un requisito essenziale.
“Adesso come adesso effettivamente le aziende devono porsi l’interrogativo nel comprendere come implementarlo, anche perché i candidati quando fanno i colloqui di selezioni lo chiedono di avere questa flessibilità”
Spiega Sara Bonesso, docente presso la School of Management dell’ateneo veneto.

Il successo del modello ibrido dipende direttamente dalle competenze dei coordinatori aziendali. Sara Bonesso, docente presso la School of Management dell’ateneo veneto, spiega che è necessario investire prioritariamente sulla preparazione dei responsabili.
“Per investire sul lavoro ibrido dobbiamo lavorare sulla formazione in primis dei manager, perché cambiare l’ottica da una cultura incentrata sul controllo ad un’ottica di lavoro coi dipendenti basato sulla fiducia è diverso”.
Questo cambiamento di visione richiede una ristrutturazione dei processi di monitoraggio delle prestazioni, spostando l’attenzione dalla presenza oraria al raggiungimento degli obiettivi.
Impatto su sostenibilità e inclusione professionale
L’adozione di schemi lavorativi flessibili genera ricadute misurabili sulla capacità delle imprese di trattenere i propri talenti.
“Queste ricadute positive sulla produttività sulla capacità dell’azienda di trattenere i dipendenti e anche sulla sostenibilità, quindi investire sul lavoro ibrido possiamo dire che porta ad un’ambiente di lavoro piu inclusione, piu sostenbile e anche piu collaborativo”
Conclude Sara Bonesso.
Il beneficio principale per l’impiegato risiede nella migliore conciliazione tra le esigenze della sfera privata e gli impegni professionali, un equilibrio che si traduce in un incremento della soddisfazione generale e, di conseguenza, della resa operativa per l’organizzazione. Per leggere la ricerca completa sul sito della Ca Foscari.