Nella giornata di venerdì 6 febbraio 2026, a Vigonovo, i Carabinieri della Stazione locale, su delega della Procura della Repubblica di Venezia, hanno eseguito la misura cautelare del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalle persone offese, con divieto di comunicazione in qualsiasi forma e applicazione del braccialetto elettronico.
Come riferito dalla nota diffusa dai Carabinieri tramite il loro canale ufficiale, il provvedimento, emesso dal Gip del Tribunale di Venezia, riguarda un 53enne italiano, indagato per atti persecutori nei confronti dell’ex compagna. In caso di indisponibilità del dispositivo elettronico, è previsto il divieto di dimora nel Comune di Vigonovo.
Indagini dopo un’aggressione
L’ordinanza è l’esito di un’attività investigativa avviata nell’agosto scorso, a seguito dell’intervento dei militari in un esercizio pubblico dove era stata segnalata un’aggressione.
Secondo quanto ricostruito, la vittima aveva riferito che, dopo la fine della relazione nel luglio 2021, dalla quale è nata una bambina, l’ex compagno avrebbe iniziato a perseguitarla con pedinamenti continui, telefonate incessanti e comportamenti screditanti nel suo ruolo di madre davanti alla figlia.
L’episodio al ristorante
In un’occasione, il 53enne avrebbe contattato l’ex compagna proponendole di pranzare insieme. Al rifiuto della ex compagna, si sarebbe presentato nel locale dove la vittima si trovava con alcuni amici, portando con sé la bambina.
Giunto sul posto, il 53enne avrebbe afferrato per il collo un amico della donna e colpito con un pugno al volto un’altra persona intervenuta per calmare la situazione.
Le indagini, supportate dalle testimonianze delle persone informate sui fatti, hanno permesso di ricostruire le presunte condotte vessatorie messe in atto dal 53enne dal 2021 a oggi.
Secondo gli inquirenti, tali comportamenti avrebbero costretto la vittima a modificare le proprie abitudini di vita, compromettendo le relazioni sociali e provocandole un grave stato d’ansia.
Tutela estesa alla minore
Il divieto di avvicinamento è stato disposto anche nei confronti della figlia minore, considerata parte offesa, con l’obiettivo di prevenire la reiterazione delle condotte persecutorie.
Il procedimento penale è ancora in corso. La responsabilità dell’indagato potrà essere accertata solo con sentenza irrevocabile, nel rispetto del principio di presunzione di innocenza.