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Giorno del Ricordo a Marghera: la commemorazione in piazzale Martiri Giuliani e Dalmati delle Foibe

Cerimonia ufficiale martedì 10 febbraio 2026 tra istituzioni, associazioni e studenti

Giorno del Ricordo a Marghera: la commemorazione in piazzale Martiri Giuliani e Dalmati delle Foibe

Questa mattina, in Piazzale Martiri Giuliani e Dalmati delle Foibe a Marghera, si è svolta la cerimonia ufficiale del Comune di Venezia per il Giorno del Ricordo 2026, organizzata dalla Presidenza del Consiglio comunale. L’iniziativa rientra nel programma di appuntamenti promossi nel territorio metropolitano, che comprende incontri, mostre, spettacoli e itinerari dedicati alla memoria delle vittime delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata.

Durante la mattinata si è tenuta la deposizione della corona d’alloro sul cippo commemorativo donato dalla città di Trieste.

Il contributo degli studenti dell’Istituto Grimani

Ad accompagnare la cerimonia sono stati 120 studenti dell’Istituto comprensivo Grimani, che hanno dato voce ai ricordi dell’esodo attraverso letture, canti e testimonianze. Dal dialetto di Zara al riferimento al magazzino numero 18, fino al coro del “Va’ pensiero”, l’intervento delle studentesse e degli studenti ha richiamato il dolore delle comunità costrette all’abbandono delle proprie terre.

La cerimonia si è aperta con l’Inno di Mameli e il picchetto di Assoarma. Sono intervenuti il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, il presidente della Municipalità di Marghera Teodoro Marolo, il presidente dell’Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia – Comitato di Venezia Alessandro Cuk, il vicepresidente della Regione Veneto Lucas Pavanetto e il prefetto di Venezia Darco Pellos.

Negli interventi è stato ribadito come il ricordo rappresenti oggi un atto di consapevolezza storica, necessario per restituire memoria a eventi a lungo rimossi e per trasmettere queste vicende alle nuove generazioni.

Il messaggio del sindaco Luigi Brugnaro

Il sindaco Brugnaro ha definito il Giorno del Ricordo una scelta di coscienza e coerenza, sottolineando che si tratta di una parte della storia nazionale ed europea segnata da vite spezzate, famiglie sradicate e comunità svuotate.

“È una parte della nostra storia nazionale ed europea, fatta di vite spezzate, famiglie sradicate, paesi svuotati, identità messe a tacere”, ha dichiarato, ricordando che sono trascorsi ventidue anni dalla legge istitutiva del Giorno del Ricordo, anni in cui l’Italia ha iniziato a riconoscere pubblicamente un dolore a lungo ignorato o negato.

Il primo cittadino ha inoltre evidenziato l’importanza dello studio della storia oltre la Seconda guerra mondiale, affinché le nuove generazioni possano comprendere l’attualità e i suoi conflitti.

Il richiamo alle parole del Presidente della Repubblica

Nel suo intervento, Brugnaro ha citato anche le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha definito quanto avvenuto sul confine orientale una persecuzione risoltasi in una “vera e propria pulizia etnica”, parlando di “sciagura nazionale”.

Sindaco Brugnaro

Il sindaco ha ribadito che commemorare non è sufficiente senza un impegno costante alla vigilanza contro negazionismo e riduzionismo, così come contro l’uso dell’ideologia come giustificazione della violenza. Ha inoltre assicurato che ogni oltraggio ai luoghi della memoria verrà rimosso.

Ricordare significa anche ascoltare le storie dell’esodo, di chi è riuscito a ricostruirsi una vita e di chi non ce l’ha fatta, riconoscendo il lavoro delle associazioni e delle istituzioni che mantengono vivo il ricordo durante tutto l’anno.

Le presenze istituzionali alla cerimonia

Alla commemorazione hanno partecipato, tra gli altri, il vicesindaco Sergio Vallotto, la presidente del Consiglio comunale di Venezia Ermelinda Damiano, le assessore Elisabetta Pesce e Maika Canton, l’assessore Simone Venturini, il presidente della Municipalità di Venezia Murano Burano Marco Borghi, oltre a consiglieri comunali e di Municipalità.

La cerimonia si è conclusa con l’impegno condiviso a unire memoria, responsabilità e pace, nel segno di una storia che continua a interrogare il presente.