La possibile svolta

Caso Alberto Trentini, dopo il blitz Usa in Venezuela cresce l’attesa per la liberazione del cooperante italiano

Per il cooperante veneziano e gli altri dodici italiani detenuti a Caracas ha creato un nuovo spiraglio di speranza, ma non ci sono ancora novità per quanto riguarda la loro liberazione

Caso Alberto Trentini, dopo il blitz Usa in Venezuela cresce l’attesa per la liberazione del cooperante italiano

Il blitz americano in Venezuela, avvenuto tra la notte di venerdì 2 e sabato 3 gennaio 2026, potrebbe aver aperto un nuovo spiraglio di speranza per Alberto Trentini, cooperante 46enne di Venezia.

Il blitz americano in Venezuela e le conseguenze per i detenuti

Come ha sottolineato il Ministro degli Esteri, Antonio Tajani, su X:

“Continuo a seguire da vicino e in raccordo con il Presidente del Consiglio gli sviluppi della situazione in #Venezuela con particolare riguardo alla sicurezza della comunità italiana. Stiamo monitorando attraverso la nostra Ambasciata ed il Consolato a #Caracas ogni necessità per i nostri connazionali. La comunità italiana è da sempre parte essenziale del popolo venezuelano cui siamo legati da vincoli storici di amicizia”.

Tuttavia, di Trentini e degli altri dodici italiani imprigionati a Caracas non si hanno ancora novità. Infatti, il rapimento del Presidente Maduro può portare a due risultati opposti, ma per il momento gli alleati del dittatore hanno ancora il potere, secondo il Washington Post.

Dalla parte del cooperante veneziano si è schierato anche il Presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, che si è messo in contatto con Tajani per “tutelare l’incolumità di Trentini e di tutti i veneti residenti in Venezuela”. Inoltre, ha voluto concludere scrivendo:

“L’auspicio è che Alberto Trentini possa ricongiungersi presto con la propria famiglia. Noi lo aspettiamo”.

Il caso di Alberto Trentini

Alberto è in carcere da più di di 415 giorni e con la sua famiglia ha potuto parlare solo tre volte al telefono. Per questo motivo sua madre ha voluto lanciare un nuovo appello sui social. In particolare, in un video caricato tre giorni fa, Armanda ha voluto dichiarare:

“Io non posso restare immobile di fronte a tanta ingiustizia, non accetto più che mi si dica che prima o poi Alberto tornerà a casa. Sappiamo dai racconti di chi è stato liberato che Alberto è molto dimagrito, provato nella salute e nella psiche. Ogni ora in più di prigionia lascia ferite difficilmente sanabili.

Abbiamo delle aspettative sull’operato dell’osservatore Onu, ma non avendo certezze ho bisogno dell’aiuto di tutti gli italiani e di tutti coloro che vogliono la liberazione di Alberto. Ci aspettiamo dal nostro Governo una qualche rassicurazione sul loro impegno perché dobbiamo sapere, come cittadini, che i nostri governanti stanno facendo il necessario e a anche l’impossibile per liberare Alberto”.

A supporto della madre, è intervenuto il presidente della Cei, l’arcivescovo Matteo Maria Zuppi, che l’ha telefonata per ribadire l’impegno della Chiesa e che le è vicino. Nel frattempo, sembra che le trattative siano giunte a una fase delicata per il rilascio di Alberto e gli altri detenuti, come afferma Giovanni Umberto De Vito, ambasciatore italiano a Caracas.

Tuttavia, come riporta la Rai, le persone sono scese per le strada per chiedere il rilascio di Nicolas Maduro e il rispetto della sovranità del proprio Paese. Contemporaneamente, Delcy Rodriguez, dopo aver ottenuto il via libera dalla Corte di Giustizia, ha preso il potere e si dice disposta a dialogare con Trump.

Come ha affermato Lys Golia, socio fondatore e presidente nel primo mandato della “Casa Italo Venezuelana Nord Centro Sud”, la mancata liberazione di Alberto potrebbe essere motivata dal rapporto tra Italia e Venezuela. Di fatto, il governo italiano non ha mai riconosciuto la presidenza di Maduro e ciò potrebbe essere il risultato di una ripicca da parte delle autorità venezuelane.

Anche l’Unione Europea, con una dichiarazione supportata da 26 stati membri, ha voluto sottolineare:

“In questo momento critico, è essenziale che tutti gli attori rispettino pienamente i diritti umani e il diritto internazionale umanitario. Tutti i prigionieri politici attualmente detenuti in Venezuela devono essere rilasciati incondizionatamente.

Le autorità consolari degli Stati membri dell’UE lavorano in stretto coordinamento per proteggere la sicurezza dei cittadini dell’UE, inclusi coloro che sono detenuti illegalmente in Venezuela”.