La vertenza

Pam, test del carrello fallito più volte: licenziati in tre, contestazione dei sindacati

E' successo in Toscana, ma le conseguenze potrebbero interessare anche i punti vendita di Mestre

Pam, test del carrello fallito più volte: licenziati in tre, contestazione dei sindacati

Il “test del carrello” è una pratica secondo la quale un ispettore aziendale finge di essere un cliente e nasconde prodotti nel carrello per verificare se il cassiere si accorge della merce occulta durante la scansione.

La liceità del test è controversa: mentre il datore di lavoro lo utilizza per verificare la prestazione del dipendente, i sindacati protestano contro le conseguenze cui può portare il mancato superamento della prova come capitato, nella fattispecie, al PAM Panorama di Mestre.

Il test

Un ispettore si finge cliente e riempie il carrello con la sua normale spesa dopo avervi occultato, però, i prodotti che tenta di trafugare.

Il cassiere, al momento del pagamento, dovrebbe accorgersi di quanto non scansionato e segnalare l’anomalia; se non se ne dovesse accorgere, rischierebbe sanzioni che vanno dalla ammonizione al licenziamento.

Ma il test è lecito?

Le aziende affermano che il test sia uno strumento per verificare l’operato dei dipendenti e migliorare il servizio, ma la controparte sindacale contesta la pratica soprattutto quando produce licenziamenti che non siano stati preceduti da richiami preventivi.

Dal punto di vista legale e locale

Il licenziamento può essere contestato se non sussistono i presupposti previsti dalla legge, come il principio di proporzionalità e la necessità di avviare una procedura disciplinare correttamente strutturata, ma Pam in questo ha confermato i licenziamenti dopo il test del carrello.

Test reiterato, sempre fallito ed aumento dei furti

Come riportato dal Corriere del Veneto, Pam, nel caso di specie, dice che le persone licenziate avrebbero fallito più volte il test e che i controlli erano stati resi necessari dall’aumento esponenziale dei furti.

I dipendenti raggiunti dai provvedimenti aziendali sarebbero 5, in Toscana, con tre licenziati.

L’azienda spiega

“Il licenziamento conseguente il test del test del carrello è stato eseguito ripetutamente e, a seguito di precedenti provvedimenti disciplinari sono state prese le decisioni di che trattasi”.

Non solo: in un comunicato di giovedì 27 novembre 2025:

“Pam contesta la strumentalizzazione dei fatti oggetto di recente attenzione mediatica e ribadisce che tali eventi non hanno portato ad alcuna riduzione di organico del punto vendita. Pam ribadisce la piena legittimità del suo operato al fine di garantire l’integrità operativa, la sicurezza e il contenimento dei furti che per il gruppo ha raggiunto i 30 milioni di euro”.

Ora, non potendosi che concordare con l’azienda sulla situazione sociale che va ogni giorno aggravandosi, ricordato anche che che talvolta abbiamo letto di dipendenti (cassiere) conniventi con improbabili compratori, in mancanza di dolo o colpa, ce la si può prendere con i dipendenti?

Il sindacato

“Non possono pagare i dipendenti per i furti subiti dall’azienda – dice per conto di Uil, Gennaro Strazzullo – si rafforzi la vigilanza prima dell’uscita ma non si carichi il cassiere di tali responsabilità”.

Ed a poco vale, per il sindacato, che gli ispettori si facciano riconoscere prima del test anche se, per quanto osservato da PAM i dipendenti sono al corrente dei controlli.

Insomma, il sasso è stato gettato in Toscana ma l’onda è arrivata anche al PAM di Mestre ed ha portato i dipendenti all’agitazione.