Paradosso

Trentini detenuto da un anno in Venezuela: mentre l’Italia resta al palo, la Francia libera Camilo Castro dallo stesso carcere

Armanda Colusso, mamma del cooperante veneziano: "Fino ad agosto il nostro governo non aveva avuto alcun contatto con il governo venezuelano. E questo dimostra quanto poco si siano spesi per mio figlio"

Trentini detenuto da un anno in Venezuela: mentre l’Italia resta al palo, la Francia libera Camilo Castro dallo stesso carcere

Attraverso un messaggio pubblicato sul suo profilo X (ex Twitter), il Presidente Emmanuel Macron ha comunicato che, domenica 16 novembre 2025, la Francia è riuscita a liberare il loro connazionale Camilo Castro dalla prigionia in Venezuela, scarcerazione che arriva a pochi giorni dalla condanna di Parigi all’escalation militare statunitense nei Caraibi.

Arresto e liberazione di Castro

Il cittadino francese, insegnante di yoga 41enne che viveva in Colombia, è stato arrestato lo scorso giugno mentre si trovava al valico di frontiera di Paraguachon tra Venezuela e Colombia per rinnovare il visto di residenza. Da quel momento a oggi, ha trascorso cinque mesi nel carcere El Rodeo di Caracas, lo stesso dove è attualmente detenuto il cooperante veneziano Alberto Trentini.

Camilo Castro

Per l’arresto di Castro, tuttavia, le autorità del governo di Nicolas Maduro, che non è riconosciuto da Parigi, non hanno mai formalizzato un’accusa specifica. In tal senso, la Francia, grazie ai contatti col Venezuela intermediati da Brasile e Messico, è riuscita a giungere a una risoluzione, che ha portato alla scarcerazione del 41enne. Castro, come dichiarato dal ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot, è stato vittima di “accuse infondate” e liberato senza condizioni per il suo rilascio.

Sulla scarcerazione di Castro, tuttavia, c’è da evidenziare un dettaglio non di poco conto: la liberazione del 41enne è avvenuta a pochi giorni dalla condanna di Parigi all’escalation militare statunitense nei Caraibi. Sul tema, infatti, il ministro Barrot aveva dichiarato che le “operazioni militari Usa (effettuate con lo scopo di contenere il traffico di droga da Venezuela e Colombia verso gli Stati Uniti) violano il diritto internazionale“.

Imbarcato su un volo per Orly, il 41enne è già atterrato in Francia dove è stato accolto e riabbracciato dalla famiglia. Le sue prime parole alla stampa sono state di ringraziamento per il lavoro diplomatico (anche se non è chiaro come si siano svolte le trattative) svolto dal governo:

“Viva la libertà la fraternità e l’uguaglianza” ha riferito.

Su Trentini l’Italia resta al palo

La buona notizia della liberazione di Camilo Castro, però, si porta con sé un senso di frustrazione per quanto sta passando il nostro connazionale Alberto Trentini.

Il cooperante veneziano, collaboratore della ONG francese Humanity & Inclusion, è stato arrestato a un posto di blocco in Venezuela lo scorso 15 novembre 2024, senza accuse né spiegazioni. Da più di un anno, quindi, si trova detenuto nello stesso carcere di Caracas da cui è stato liberato il 41enne francese.

Per l’esito che ha avuto il caso di Castro, è comprensibile allinearsi alla rabbia e al rammarico che sta provando la famiglia di Trentini. In una conferenza stampa tenuta a Palazzo Marino a Milano, Armanda Colusso, mamma di Alberto, ha infatti puntato di nuovo il dito contro il governo italiano:

“Fino ad agosto il nostro governo non aveva avuto alcun contatto con il governo venezuelano. E questo dimostra quanto poco si siano spesi per mio figlio. Sono qui dopo 365 giorni a esprimere indignazione. Per Alberto non si è fatto ciò che era doveroso fare. Sono stata troppo paziente ed educata, ma ora la pazienza è finita”.

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Al momento, non è dato sapere il punto sulle trattative per la scarcerazione di Trentini. Qualche novità era giunta tra settembre e ottobre: prima l’ambasciatore italiano in Venezuela, Giovanni Umberto De Vito, aveva fatto visita in carcere ad Alberto Trentini, asserendo che il veneziano fosse "in buone condizioni", poi il 41enne era riuscito a telefonare ai familiari.

Il braccio di ferro, tuttavia, non si è ancora allentato. Nonostante non siano state formalizzate accuse nei confronti di Trentini, secondo varie fonti la sua prigionia deriverebbe da una rappresaglia politica del regime di Nicolas Maduro nei confronti dell’Italia.

Come la Francia, anche il nostro Paese non riconosce l'attuale leadership venezuelana, motivo per il quale il dialogo risulta difficoltoso. A complicarlo, ci sta anche lo scenario relativo alla tensione tra Washington e Caracas, con Donald Trump che ha alzato ancora più il tiro nei confronti di Maduro, valutando persino un'azione militare per tentare di rovesciare il regime.

Ma come anticipato, la presa di posizione di Parigi, che si è espressa contro l'escalation statunitense nei Caraibi, ha consentito una distensione dei rapporti con il Venezuela, circostanza che ha favorito la liberazione di Castro. Una mossa che fa da insegnamento agli altri Paesi europei, Italia compresa, i quali, senza smentirsi sul fatto di non riconoscere Maduro, potrebbero liberare i loro prigionieri dalle mani delle autorità venezuelane.