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Seconda ondata Covid in Veneto, Zaia in Consiglio regionale: "Pronti al peggio"

Il Governatore: "Già disponibili fino a 1016 terapie intensive con respiratori e otto mesi di scorte con guanti e mascherine". Ma preoccupa la carenza di medici.

Seconda ondata Covid in Veneto, Zaia in Consiglio regionale: "Pronti al peggio"
22 Ottobre 2020 ore 08:59

Ieri il punto sulla situazione Covid in Veneto del Governatore Zaia, che ha ragguagliato il Consiglio regionale sulla seconda ondata di contagi.

“Nessuna emergenza ospedaliera al momento”

“Già oggi il sistema sanitario Veneto è pronto ad attivare 1016 posti letto di terapia intensiva. Abbiamo a disposizione tutti i macchinari necessari, a cominciare dai respiratori automatici, e abbiamo un’autosufficienza media di otto mesi per tutti gli altri dispositivi come mascherine e guanti. Qualche difficoltà, avanti nel tempo, potrebbe esserci per i camici, ma ci stiamo lavorando. Sul fronte del personale, non ci sono problemi per quello infermieristico che, dopo le molte assunzioni fatte, è sufficiente, mentre preoccupa la carenza di medici.

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Un problema nazionale che viene da lontano.

“Per questo ho già chiesto al Ministro della Salute Speranza di attivare dei corsi rapidi di anestesia e rianimazione per medici di altre specialità. Oggi, sottolineo oggi perché nessuno ha la sfera di cristallo per prevedere cosa ci sarà domani, la curva dei contagi è in salita, ma non esiste alcuna emergenza ospedaliera. Oggi non ci sono le condizioni per ipotizzare un lock down in Veneto e continuiamo a lavorare perché non accada mai”.

Sono questi alcuni dei concetti principali espressi ieri, mercoledì 21 ottobre 2020, dal Presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, nell’ampia parte dedicata al Covid-19 del suo intervento programmatico in Consiglio regionale.

Verso una diagnostica sempre più affinata e diffusa

Zaia ha tenuto a precisare subito le motivazioni per cui il bollettino Covid di ieri riportava un forte aumento:

“Un numero che va letto alla luce del fatto che – ha sottolineato – in una sola notte si sono scaricati praticamente tutti i dati di Venezia dal 15 ottobre a oggi (circa 500 positività), per una variazione del sistema informatico di carico dei dati. L’aumento reale di oggi conferma quindi più o meno l’andamento dei giorni scorsi”.

E ancora:

“Noi non siamo né ottimisti né catastrofisti e non ci muoviamo sulla base di opinioni, ma di dati scientifici – ha ribadito il Governatore – come quelli che stanno alla base del nuovo Piano di Salute Pubblica che delinea cinque scenari di diversa gravità e le azioni sugli ospedali da modulare a seconda della situazione, e come quelli che quotidianamente diffondiamo e valutiamo con i nostri esperti. Facciamo ormai 25-30 mila tamponi al giorno, dai quali emerge che il 96% delle persone positive non presenta sintomi e abbiamo 66 ricoveri in terapia intensiva su 494 posti strutturati, pronti ad arrivare a 1.016. Quindi al momento non esiste tensione sugli ospedali”.

66 ricoveri che stanno nella forbice da 51 a 150 casi prevista dal livello 2 del nuovo Psp, mentre la fase 5 scatta sopra i 400 letti occupati.

“In ogni conteggio programmatorio teniamo naturalmente conto di almeno 200 posti da riservare ai pazienti con altre patologie gravi come infarti, ictus, interventi chirurgici importanti, incidenti stradali o sul lavoro. E’ evidente che dobbiamo evitare a tutti i costi di raggiungere la fase 5, che significherebbe tensione elevatissima con il rischio di dover tagliare cure non Covid. Stiamo lavorando per questo, con una diagnostica sempre più affinata e diffusa, usando non solo i tamponi molecolari di prima generazione, ma sempre di più i tamponi rapidi sperimentati dal dottor Rigoli a Treviso e validati dal Centro di Riferimento Nazionale dello Spallanzani di Roma. Siamo pronti a usare i cosiddetti ‘mini tamponi’ mandando i nostri sanitari nelle scuole dove c’è bisogno di diagnosi per la presenza di una positività, mentre su un altro fronte si sta aprendo la prospettiva dei tamponi salivari”.

L’appello ai veneti: “Serve gioco di squadra”

“Questo – ha detto Zaia – per ribadire che il Veneto è fin dall’inizio in prima fila per studiare e sperimentare tutte le novità nazionali e internazionali e che spesso siamo stati noi i precursori. A cominciare dal primo caso di Vò il 21 febbraio, a seguito del quale, sulla base del Piano di Salute Pubblica di allora, mi assunsi personalmente la responsabilità di decidere la chiusura del comune e l’effettuazione dei tamponi a tappeto. Allora – ha ricordato Zaia – ci fu chi arrivò ad accusarmi di danno erariale perché avrei usato male i soldi pubblici per fare una cosa inutile. Poco dopo, questo metodo divenne il faro della prevenzione in tutto il mondo, e lo è tuttora”.

Zaia ha concluso rivolgendo un nuovo appello a tutti i cittadini: “Come tutti i virus – ha detto – anche questo se ne andrà. Abbiamo le cure migliori e un’organizzazione forte, ma per uscirne serve che giochiamo come un’unica squadra e che ognuno dia il suo apporto, portando sempre la mascherina, rispettando le distanze di sicurezza e le regole di igienizzazione delle mani”.

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