Coronavirus e reati

Con la quarantena aumentano violenze domestiche e adescamenti di minori online

"Prigionia" forzata e nuovi fenomeni: Polizia sempre più multimediale.

Con la quarantena aumentano violenze domestiche e adescamenti di minori online
30 Marzo 2020 ore 10:54

In questo periodo di quarantena forzata, legata al contenimento di contagi da coronavirus, si è verificata un’impennata delle denunce per truffe e adescamenti online, anche di minorenni.

“Prigionia” forzata e reati: Polizia sempre più multimediale

Delle 261 denunce presentate ai compartimenti territoriali nelle ultime due settimane, ben 47 riguardano casi di pedofilia. A lanciare l’allarme e ad invitare i genitori a non lasciare i figli liberi di navigare tutto il giorno senza controllo è la Polizia postale che, oltre a porre l’accento sull’inquietate fenomeno, aggiorna anche la rete dei suoi servizi.

Per garantire la massima accessibilità al pronto intervento della Polizia di Stato, infatti, l’applicazione YouPol (app dedicata alle segnalazioni dirette da parte dei cittadini) prevede ora anche la possibilità di segnalare i reati di violenza domestica con le stesse modalità e caratteristiche delle altre tipologie.

Coronavirus: aumentano adescamenti online di minori

Con il cambiamento “forzato” delle abitudini degli italiani, il tempo speso a casa (e di conseguenza davanti al pc) è vertiginosamente cresciuto. E con esso, purtroppo, anche “il lato oscuro della rete” ha preso più spazio, mostrando una sensibile impennata di segnalazioni e denunce legate a tentatuivi di adescamenti di minorenni online.

I canali preferiti dai pedofili sono i social network, dove sfruttano l’attitudine dei più giovani a ‘postare’ larga parte della loro vita pubblica e privata. Ciò fornisce al cacciatore una serie di informazioni utilissime per tessere la sua ragnatela. Le messaggistiche istantanee sono il canale privilegiato per stabilire contatti diretti, spiegano gli investigatori.

La tela: come si muovono i pedofili

Solitamente la modalità di accerchiamento della “preda” è quella di “costruire una relazione che induca il minore in uno stato di soggezione psicologica tale da condurre la vittima ad essere sempre più collaborativa e fiduciosa delle buone intenzioni dell’adulto, colludendo con le richieste di segretezza”, spiegano le forze dell’ordine, che vedono il meccanismo perverso ripetersi.

Fra i comportamenti virtuosi da mettere in atto per scongiurare il pericolo di molestie online, gli esperti consigliano alle famiglie di “favorire una comunicazione aperta, spiegando ai ragazzi cosa vuol dire un utilizzo positivo e intelligente dei media digitali, prestando attenzione ai contenuti che vengono pubblicati, inviati o ricevuti e ricordando loro che è indispensabile proteggere se stessi e la propria famiglia”. Inoltre è sempre utile “monitorare il tempo che il proprio figlio spende su tablet, smartphone e pc, imparando per primi le tecnologie a disposizione per poterle comprendere per quanto è possibile, condividendo per quanto possibile le attività sui media device”.

Per le violenze domestiche invece c’è l’app YouPol

Alla luce del cambiamento di abitudini, anche criminose, dettate dalla reclusione forzata delle ultime settimane, invece si potenzia YouPol – app della Polizia di Stato che permette di segnalare anche i reati violenti che si consumano tra le mura domestiche.

Ideata per contrastare bullismo e spaccio di sostanze stupefacenti nelle scuole, e ora apertasi anche al campo della violenza domestica, l’app è caratterizzata dalla possibilità di trasmettere in tempo reale messaggi ed immagini agli operatori della Polizia di Stato. Le segnalazioni sono automaticamente geo-referenziate, ma è possibile per l’utente modificare il luogo dove sono avvenuti i fatti. E’ inoltre possibile dall’app chiamare direttamente il 112. Tutte le segnalazioni vengono ricevute dalla Sala Operativa della Questura competente per territorio. Per chi non vuole registrarsi fornendo i propri dati, è prevista la possibilità di segnalare in forma anonima.

Anche chi è stato testimone diretto o indiretto – per esempio i vicini di casa –  può ovviamente denunciare il fatto all’autorità di polizia, inviando un messaggio anche con foto e video.

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